Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


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lunedì 29 ottobre 2012

Il Vangelo della domenica. Commento di don Umberto Cocconi.


 
 
Pubblicato da Don Umberto Cocconi il giorno domenica 28 ottobre 2012 alle ore 8,15
 
 
Dal Vangelo secondo Marco. Mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.




«Che cosa vuoi che io faccia per te?». La domanda, ormai, ci è familiare. Domenica scorsa, Giacomo e Giovanni avevano chiesto a Gesù di potersi sedere alla sua destra e alla sua sinistra. E lui, con maestria davvero unica, si era messo al servizio della crescita spirituale dei due fratelli e di tutti i discepoli. E noi? Non abbiamo niente da chiedere a Gesù? Forse potremmo osare, puntare al massimo, domandargli qualcosa di simile a ciò che gli ha chiesto Bartimeo. Il vangelo di oggi ci racconta l'incontro di Gesù con questo cieco, mendicante sulla strada di Gerico. Al sentire che Gesù sta passando nelle vicinanze, l’uomo si mette a gridare con tutta la forza che ha in corpo. Lo straordinario “rabbì” di Nazareth avrà pure compassione, potrà far qualcosa per la sua vita disgraziata! Non si perde d’animo, Bartimeo, nonostante i rimproveri della folla che cerca di zittirlo. Non è affezionato alla propria malattia, ai mediocri “vantaggi” che gli procura. Sa di essere cieco (a differenza di altri...) e vuole guarire. Rivuole pienamente la sua dignità di uomo e di figlio di Dio. A te non è mai capitato, in un momento particolare della tua vita, di sentire Gesù passarti accanto? Il cuore ti batteva forte... Forse anche tu ti sei messo a gridare, scosso da un’intima inquietudine. E intorno a te tutti quanti – amici, abitudini, comodità, ambiente... – non facevano che consigliarti: “Smetti di strillare! Perché chiamare Gesù? Non lo scomodare!”. Già, perché scomodare Dio? Lui viaggia alto, non si occupa delle piccolezze, ha i suoi grandi progetti... E tu, ti sei arreso oppure hai fatto come Bartimeo, che ha ignorato i consigli dei benpensanti e anzi ha insistito, raddoppiando l’energia: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!»... A volte, abbiamo la sensazione che nessuno ci ascolti, neppure il Signore.

 
L’importante, però, è che tu riesca a gridare la tua disperazione senza stancarti, anche se ti senti solo e pensi che tutti ce l’abbiano con te. Persevera! Gesù sente il nostro grido, ma aspetta, perché vuole che arriviamo a essere davvero convinti di aver bisogno di lui, proprio di lui. Ci vuole insistenti nella preghiera, testardi, come quel cieco mendicante lungo la via di Gerico. «Allora Gesù si fermò e disse: “Chiamatelo”». Gesù si è fermato: quel grido lo ha raggiunto. Mentre cammina in mezzo alla confusione – Gerico è una città di commerci – Gesù decide di sintonizzarsi proprio sulla voce che lotta per emergere sul rumore, sui richiami di ogni genere. Tutto quello che prima era importante ora diventa secondario. Qualcuno sta gridando la sua richiesta d’aiuto con tutto se stesso: non si può rimanere indifferenti. La folla – con uno sconcertante “voltafaccia” – passa dal fastidio e dall’imbarazzo nei confronti del cieco a un’attiva collaborazione: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!».

 Tre splendide parole che aiutano quell’uomo a risorgere, a balzare in piedi, perfino a gettare via il suo mantello, l’unica sua ricchezza, l’unica protezione, l’unico vestito. Che cosa avrà “convertito” così rapidamente la folla, trasformandola in comunità solidale? La meravigliosa accondiscendenza di Gesù, la sua parola ferma, dolcemente imperativa, che chiede a tutti di avere uno sguardo diverso su se stessi, sugli altri, sul Dio vicino... O è anche la curiosità? Oppure è la speranza, che sussurra perfino nel cuore più oppresso dal dubbio: “Forse è troppo bello... Ma vorrei tanto che fosse vero che Dio mi ascoltasse, che si prendesse cura di me...”. Fatto sta che ora Bartimeo è in piedi, volto nel volto con il Signore, all’altezza del suo sguardo e della sua Parola che guarisce e salva. E i suoi occhi ora vedono, con una limpidezza illuminata dalla fede. Anche oggi, il Signore Gesù ti dice: “Alzati, esci dalla tua pigrizia, dalla tua comodità, dai tuoi egoismi, dai tuoi problemi che ti sembrano sempre così grandi. Riconosci la tua cecità, i limiti del tuo punto di vista, della tua visione del mondo! Distaccati dalla terra, tu che te ne stai lì piatto, gretto, informe. Guadagna in altezza, cresci in statura e sostanza, per umanità e per visione spirituale!”. Guarda Bartimeo, che getta via il mantello per correre dietro a Cristo! Di qualcosa devi pur sbarazzarti, se vuoi andare spedito verso Gesù. Per giungere fino a lui è necessario gettare via tutto quello che ingombra, anche se ti pare una difesa necessaria. Oggi, non sai come, ma gli eventi ti hanno condotto fino a Gesù. Anche la lettura di questo articolo può averti portato davanti a lui. E che cosa gli chiederai, se non quello che chiese Bartimeo? «Rabbunì, che io veda di nuovo!». Tu, che cos’hai in comune con il cieco di Gerico? 
Ne “Il comandante e la cicogna” il ruolo di “osservatori” è affidato alle statue di personaggi illustri del nostro passato (Garibaldi, Verdi, Leopardi, Leonardo da Vinci... e il cavalier Cazzaniga), complementi d'arredo ormai quasi ignorati delle piazze delle nostre città, e a una cicogna di nome Agostina. «Per raccontare un Paese caduto (molto) in basso bisogna per forza volare alto. Non troppo, per carità: solo un po'. Sollevarsi, mettere le ali: per cercare un altro punto di vista, un distacco meno umano ma comunque non indifferente; come quello di certi uccelli, che, perplessi e incuriositi, forse ancora si domandano perché mai non ci libriamo anche noi nel cielo. E stanchi di girovagare tra le nuvole si riposano per un istante sulle spalle robuste dei padri della patria che, eternati nel bronzo della loro gloria, osservano con amarezza, dall’alto del loro piedistallo, il degrado di un’Italia senza speranza» (Filiberto Molossi). Le città viste dall'alto, attraverso un volo che si libra sulle ali della fantasia, fan sì che i problemi della vita di tutti i giorni, osservati da un punto di vista più 'alto' sembrino essere minuscoli. Leo, il protagonista del film, è un idraulico, le cui giornate sembrano non finire mai. Rimasto vedovo dopo un incidente, avvenuto al mare durante le ferie estive, Leo si fa in quattro per mantenere i due irrequieti figli adolescenti, Elia e Maddalena, il primo fissato con gli uccelli e amico di una cicogna, la seconda alle prese con i primi amori. Nel film, non solo parlano le statue ma anche i cosiddetti morti: infatti, nel cuore della notte, nei momenti in cui il marito ha bisogno di una chiacchierata liberatoria e di un consiglio, la moglie “appare”, più presente che mai. L’altra protagonista femminile del film è Diana, una squinternata giovane alle prese con un’inutile ricerca di giustizia; è un’artista ispirata, in attesa della grande “svolta”, ma ogni mese fatica a procurarsi i soldi da consegnare al suo padrone di casa, Amanzio. Dall’alto, la cicogna Agostina osserva ogni cosa, il comandante Garibaldi e i suoi immobili colleghi di bronzo, come pure gli amici in carne e ossa, senza esprimere pareri né giudizi, limitandosi piuttosto ad attirare l'attenzione e l'amorevolezza di tutti. La bella notizia è che esistono ancora i sogni (che sono una cosa diversa dalle illusioni) e le speranze, ad uso e consumo esclusivo degli uomini. Qualcuno dei nostri eroi “viventi” non ha ancora smesso di sognare e di sperare nel futuro. E tu?
(DON UMBERTO COCCONI)


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