Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


Con la qualità non si scherza. Parola di Enrico Maletti

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domenica 18 novembre 2012

Il Vangelo della domenica. Commento di don Umberto Cocconi.

 
 
Pubblicato da Don Umberto Cocconi
il giorno domenica 18 novembre 2012 alle ore 18,30
 
Dal Vangelo secondo Marco. Gesù disse ai suoi discepoli:«In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».
 
“Vuoi vedere che la profezia dei Maya ha ragione? No, aspetta, la fine del mondo arriverà due mesi dopo”... Quante volte abbiamo sentito queste previsioni catastrofiche? Del resto, si dirà, non è lo stesso Gesù a far riferimento alla fine del mondo? Gesù però, a differenza dei “profeti di sventura”, ci dice che non si può conoscere né il giorno né l’ora, neppure l’anno: «nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo, né il Figlio, eccetto il Padre», il creatore del mondo. Prima o poi tutto finirà, come finisce la vita terrena di ognuno di noi. Di certo ci sarà la fine di questo mondo, con le sue contraddizioni e le sue brutture E che cosa resterà di noi? «Resta l’uomo» (E. Solmi). Resta ciò che di profondamente bello e umano avremo saputo esprimere. Chissà quali parole e quali gesti della nostra vita riusciranno a sconfiggere “il nulla che dilagherà”?  Ogni generazione vive le sue crisi. Ogni epoca è contrassegnata da cataclismi, da sconvolgimenti, ma anche dalla possibilità di un nuovo inizio. E quando «sarà la fine»?Anche le cose più grandi e più solide precipiteranno nel nulla; anche il cielo e la terra – tutto l’universo, segno di potenza e di stabilità – passeranno, svaniranno, si frantumeranno.
 
«Altro che il luna park, altro che il cinema, altro che internet, altro che il Vaticano, altro che Superman, altro che la tv, altro che l'extasy, altro che America, altro che argento e oro, altro che il sabato, altro che chiacchiere ... Il più grande spettacolo dopo il big-bang» terminerà: ma tu resterai, perché l’Uomo resta. C’è un’àncora di salvezza, la novella arca di Noè dentro la quale troverai riparo: la Parola di Gesù. «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno». Continuando con la canzone di Jovanotti potremmo dire che se «ci abbracciamo forte» alla Parola di Gesù (proprio mentre «andiamo contro vento», mentre «stiamo in movimento»), allora entreremo nel regno di Dio. C’è, insomma, un altro grande  spettacolo che ci attende, che ci vedrà veri protagonisti: la chiamata alla santità, a una pienezza di vita straordinaria. Ci sarà qualcuno – il Figlio dell’Uomo – che ci chiamerà per nome, dai quattro venti, perché nessun vivente deve andare perduto: tutti amati, tutti chiamati a vivere con Lui. E il Creatore farà nuove tutte le cose. Certo, di questi tempi, quando tutto sembra così precario e inconsistente, ciascuno di noi si può sentire particolarmente fragile, come fragile è la nostra esistenza.
 
 E la morte fisica, in un certo senso, non è neppure la minaccia peggiore. «Nel destino di ogni uomo può esserci una fine del mondo, fatta solo per lui. Si chiama disperazione» (V. Hugo). La mancanza di speranza e di fiducia ci rende piccoli e fortemente deboli, di fronte alla forze che agiscono dentro e fuori noi. Basta un terremoto, un uragano, e comprendiamo di essere un niente;  vengono meno le nostre sicurezze personali e il nostro piccolo mondo crolla. Siamo chiamati a confrontarci con la caducità, con il non senso di tante cose ogni giorno. Eppure, una bussola per affrontare  questa nostra traversata oceanica l’abbiamo: è la parola di Dio, che ci indica l’oriente verso cui andare, la strada che ci fa intravvedere la luce, per guardare i cambiamenti da un’altra prospettiva. La “fine” in realtà è “l’Inizio”. Sta per iniziare una nuova stagione per il mondo e per l’umanità.  
                                                                                                                                                                               
Il film "Argo" racconta l'azione intrapresa dai servizi segreti americani, la CIA, per liberare sei statunitensi, durante la crisi degli ostaggi in Iran. La storia di per sè affascinante, è la classica vicenda in cui la realtà supera, e di molto, la finzione cinematografica. Il 4 novembre 1979, nel corso della rivoluzione islamica di Teheran, alcuni militanti rivoluzionari irrompono nell'ambasciata americana e prendono in ostaggio cinquantadue persone. Sei funzionari del corpo diplomatico riescono a scappare e trovano rifugio nella casa dell’ambasciatore canadese in Iran. Come liberarli e riportarli a casa da quell’inferno? Le vie che paiono più percorribili come fingersi esperti agricoli o volontari di un qualche programma di istruzione per bambini poveri, risultano troppo banali. È necessaria un’operazione molto più ardita, sotto copertura, per liberarli. Tony Mendez, un agente segreto, che veste i panni del nuovo Ulisse o del novello Giasone, parte per l’Iran, pronto a spacciarsi per produttore cinematografico e far sembrare i sei connazionali membri di una troupe cinematografica, impegnata a compiere vari sopralluoghi per realizzare un immaginario film di fantascienza: Argo. Questi  “sei personaggi in cerca d’autore”, cercano in realtà una via d’uscita nel “teatro dell’assurdo” della storia, mentre il mondo intorno a loro è immerso nel caos del terrore, tra odio e morte, senza più regole, senza più nessuna sicurezza.
 
 La salvezza di questi uomini dipenderà dalla fiducia nella parola di colui che è venuto a salvarli. Il piano di Tony Mendez è «bizzarro e rischiosissimo, ma è anche “la miglior cattiva idea” che la CIA  ha tra le mani». E’ l’ora di scegliere e i sei diplomatici si affidano a quello che sembra il piano meno sensato, addirittura folle che si rivelerà però come  l’unica vera possibilità di salvezza. I “magnifici sei” riusciranno così a scappare e salvarsi, ma con un vero e proprio salto nel buio: il tempo e lo spazio che li separano dal loro liberatorio volo, verso la Svizzera, sono disseminati di rischi e ostacoli di ogni genere. Ciò che scopriremo è che Tony Mendez – tenace, coraggioso, moralmente irreprensibile – pur di salvarli, pur di essere fedele alla parola data, pur di condividere il loro stesso destino, non si tirerà indietro, ma metterà in gioco la sua stessa vita, anche quando la missione verrà bloccata. I più non sapranno mai l’esito dell’impresa eroica del nuovo Ulisse, che ha traghettato verso la libertà questi sei personaggi in cerca d’autore, così come il mondo ancora oggi non conosce la realtà e la forza  dell’amore di Cristo per ogni uomo.
(DON UMBERTO COCCONI)
 
 
 

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