Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


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sabato 6 dicembre 2014

IL VANGELO DELLA DOMENICA. COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI



IL VANGELO DI DOMENICA 7 DICEMBRE 2014

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. 
Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.  Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». (Vangelo secondo Marco)

Tutto il Vangelo di Marco non sarà altro che la spiegazione e il dispiegamento di questa introduzione. In questo frammento è contenuto, con una densità “germinale”, l’intero annuncio evangelico. L’incipit è importante: è inizio, ossia il principio stesso del Vangelo. La parola “principio” non richiama forse l’incipit del primo libro della Bibbia, la Genesi? Ora, sembra dire Marco, con il suo vangelo, c’è un altro “in principio”. Le cose di prima sono passate, ne sono nate di nuove poiché il Vangelo di Gesù Cristo segna l’inizio di una creazione nuova, “cieli nuovi e terre nuove”. Il termine vangelo vuol dire “buona notizia”. Il mondo non è più sotto la morte, sotto la legge, sotto il peccato, sotto la cattiveria, sotto la fatica di vivere, perché porta con sé il tempo della grazia, della buona notizia, cioè la notizia che Dio è diverso da come comunemente viene rappresentato. E’ un Dio che non giudica, un Dio che non è legge, un Dio che non è dovere, un Dio che non è giudizio, un Dio che non è condanna. Ecco una novità che può rivoluzionare davvero la vita degli uomini!
Questo “principio”, contenuto nel Vangelo non è altro che una persona: Gesù. Il cristianesimo non è un’ideologia, non è una legge, non è una morale, è in realtà una persona concreta. Molte volte riduciamo il Vangelo ad un insieme di norme, di precetti, di regole: no, non è tutto questo. E’ una persona! Quindi, il nuovo principio è una relazione con una persona: una relazione che è essa stessa Vangelo, che porta l’uomo a desiderare e a credere nell’impossibile. 

E tu, che cosa desideri? «La parola ‘desiderare’ vuol dire smettere di guardare le stelle. Perché? Perché l’uomo per prima cosa ‘con-sidera’. ‘Considerare vuol dire guardare le stelle. Nelle stelle guarda qual è il suo destino. Dov’è che bisogna andare? Interroga il cielo, l’alto, il mistero. Quando poi ha capito qual è la sua stella, qual è la sua direzione, allora smette di guardare e desidera. Va in quella direzione» (Silvano Fausti). I desideri sono pertanto la direzione profonda della nostra vita. Se non abbiamo nessun desiderio, la nostra direzione è “nessuna direzione”, è il nulla. E il primo desiderio non è forse che le cose possano essere diverse da quello che sono? Pertanto dobbiamo riconoscerlo, non soffocarlo, non spegnerlo nel disincanto. Per incontrare il Signore, devo avere il desiderio di un mondo giusto, di un mondo diverso, ossia devo avere il desiderio della libertà piena, del ritorno a casa, di una vita realizzata: non di una vita di schiavitù, di esilio, o di una vita, in cui il criterio fondamentale è il “vada come vada, si salvi chi può”. Che cosa fa sul fiume Giordano Giovanni il Battista? Battezza. Battezzare vuol dire immergere, mandare a fondo: un chiaro simbolismo della morte e della rinascita. Ogni uomo sa di dover morire e perciò desidera che la morte non sia l’ultima parola, ma secondo un desiderio ancora più umano, benché molte volte inespresso, attende una vita qualitativamente diversa, rinnovata, che non sia il semplice prolungamento indefinito della vita mortale. 

Convertirsi, poi, vuol dire proprio cambiare direzione alla vita: dal vicolo cieco della paura, della fuga, della chiusura, dell’egoismo, del potere, della morte, a un’altra strada, che ti fa uscire non solo dai peccati, ma anche dai tanti tuoi fallimenti. Tutti quelli, che vanno da Giovanni a farsi battezzare, provengono dalla Giudea e da Gerusalemme. Gerusalemme è la città santa, il luogo di Dio, della religione, del tempio, del culto. Dunque, si è chiamati a uscire da questi recinti “sacrali”, come spesso si deve uscire dai recinti delle nostre persuasioni e dalle nostre ideologie litigiose, per poter finalmente incontrare Dio. La vera conversione non è quella di diventare religiosi, ma quella di uscire dalla religione bigotta che si fonda sull’idolatria, fabbricata dalle mani dell’uomo. Solo così si può conoscere il vero Dio, in quanto non Lo trovi in nessun “luogo sacro”, lo trovi soltanto nell’uomo Gesù di Nazaret, lo trovi nei fratelli, lo trovi nella vita! Sì, il Vangelo di Marco è stato davvero scritto per cambiare una volta per tutte la nostra immagine di Dio: quel Dio che nessuno ha mai visto e che si è rivelato proprio nell’uomo Gesù. «Ma che Dio è mai questo?» diranno in tanti. Appunto! E’ un altro Dio, anzi, è un Dio “altro” da ciò che viene concepito, una smentita continua alla triste proiezione delle nostre paure e della nostra meschinità, che troppe volte divinizziamo, rischiando di rendere vana la stupenda e sconvolgente Buona Notizia, che da duemila anni non cessa di camminare nel mondo. Il Signore viene. Aspetta solo che gli si apra la porta e la tua vita diventerà “vangelo”, come quello annunciato agli albori della “nuova vita”. 
(DON UMBERTO COCCONI)

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