Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


Con la qualità non si scherza. Parola di Enrico Maletti

PARMAINDIALETTO Tv


Tgnèmmos vìsst
Al salùt pramzàn äd parmaindialetto.blogspot.com

“Parmaindialetto” è nato il 31 luglio del 2004. Quest’anno compie 13 anni

“Parmaindialetto” l’é nasù al 31 lùjj dal 2004. St’an’ al compìssa 13 an’

Per comunicare con "Parmaindialetto" e-mail parmaindialetto@gmail.com

L’ UNICA SEDE DI “Parmaindialetto” SI TROVA A PARMA “PÄRMA”.







domenica 25 ottobre 2015

IL VANGELO DELLA DOMENICA; COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI.



E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». E Gesù gli disse: «Và, la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada. (Vangelo di Marco)

1.  C’è un grido che si alza dal profondo dell’abisso, un grido che si leva dalla terra di schiavitù, qualcuno lo ascolterà?
2.  Il grido del povero è scomodo, non piace.
3.  Anche oggi sono tanti quelli che gridano, ma sono “grida silenziate” che entrano nelle case, nelle chiese, nella città, nel consesso dei potenti.
4.  Sono tanti quelli che hanno smesso di ascoltare, che si sono turati le orecchie per non udire il grido del povero.
5.  Questi disturba, interpella per un cambiamento, per la conversione.
6.  C’è qualcuno che ascolterà il grido nella notte?
7.  Sì, c’è qualcuno che si ferma, che ti viene a cercare, non sei più solo.
8.  E’ ciò che ha sperimentato il cieco Bartimeo che era seduto lungo la strada a mendicare, che grida, anzi gridava “Abbi pietà di me”, intorno a lui però indifferenza, peggio ancora lo zittiscono, silenziano il suo dolore.
9.  Ma lui con tutta la voce che ha in corpo gridava, e il suo urlo giunse a toccare il cuore dell’uomo di Nazaret. 
10.                 Gesù è in movimento, sta uscendo dalla città di Gerico, Bartimeo invece è in una posizione statica è seduto al lato della strada, è quindi apparentemente impossibilitato ad entrare in contatto con lui, alla fine scopriremo che i due personaggi si uniscono:
11.                 il cieco guarito ora segue Gesù sulla sua strada. Bartimeo  ha udito, forse dalla folla che passa, che è presente Gesù il Nazareno, al di là della sua realtà umana, “vede”, lui il non-vedente,  qualcosa del mistero della sua persona che altri, che dicono di vedere, non vedono.
12.                 Per questo per due volte grida: «Figlio di Davide Gesù, abbi pietà di me»; la seconda volta il verbo gridare è all'imperfetto così da sottolineare la continuità dell'azione.
13.                 In questo grido, che è ripetuto nonostante la folla cerchi di metterlo a tacere, sentiamo un'espressione della fede capace di superare ogni ostacolo, una preghiera dal sapore liturgico: «abbi pietà di me».
14.                 Chiamare Gesù, Figlio di Davide, equivale a riconoscerlo come Messia, non tanto Messia glorioso destinato a vincere i nemici oppressori, ma Messia capace di chinarsi, con misericordia, sulla debolezza e sui bisogni degli uomini.
15.                 Il suo grido ostinato è soprattutto una confessione di fede, perché proclama Gesù  Figlio di Davide che era il titolo più comune che la gente dava al Messia.
16.                 Gesù non reagisce come con i demoni imponendogli di tacere, ma lascia che lui sveli il segreto messianico: smaschera la sua identità.
17.                 Il Maestro si ferma e dice: “chiamatelo”.
18.                 Proprio a coloro che prima volevano farlo tacere dà l’ordine di avvicinarlo a sè.
19.                 La chiamata di Gesù avviene attraverso la parola di altri, ma chi chiama è sempre lui, mediante la sua parola.
20.                 È la prima volta che l'evangelista segnala una sosta di Gesù durante il cammino di salita verso Gerusalemme: di fronte al grido di questo cieco, Gesù interrompe il viaggio per ascoltarne la supplica.
21.                 Sembra che non sia più il cieco a cercare Gesù, ma è Gesù che cerca il cieco: lo chiama, interviene e coinvolge altri perché questa sua chiamata possa ottenere il suo effetto.
22.                 Questi chiamano il cieco dicendogli: “confida, svegliati, chiama te”. Balzato su  per aver udito la voce e la chiamata di Gesù, questo cieco prende la forza per vincere la propria immobilità. Il verbo “balzare” esprime proprio l’idea dell’alzarsi in piedi improvvisamente: espressione di celerità nella risposta. Il cieco getta via il suo mantello, è un gesto carico di significato: il mantello per il povero è la sua ricchezza,è la sua casa,è la sua “casula” (piccola casa), è il suo bene inalienabile.
23.                 Si è spogliato di tutto, di tutte le proprie sicurezze, ha riposto solo in Gesù la propria fiducia.
24.                 Questa formula «che cosa vuoi che ti faccia» è sempre usata nel Vangelo di Marco per scandagliare l'animo della persona e portare alla luce le motivazioni profonde del suo agire.
25.                 La domanda sembrerebbe inutile poiché un cieco non può che chiedere la vista, tuttavia Gesù la pone perché il cieco espliciti il suo desiderio e ne lasci intravedere uno più profondo di quello che immediatamente si potrebbe intuire.
26.                Bartimeo mostra così di credere che Gesù è il Messia, il compimento di tutte le promesse di Dio, colui nel quale si fa presente la misericordia di Dio per gli uomini.
27.                 Credere significa vedere, ma soprattutto seguire Gesù. L’uomo ritrova la sua statura: è passato dalla oscurità alla luce, dall’immobilità al cammino, dalla solitudine alla appartenenza nella comunità dei discepoli e dei seguaci di Gesù.
28.                 La potenza di Dio ha trasformato un uomo senza potere in un discepolo coraggioso, egli diventa il vero discepolo che si mette al seguito del proprio maestro sulla strada che porta a Gerusalemme.
29.                 Che cosa accadrà a Gerusalemme? Ora lo possiamo contemplare: i nostri occhi si sono aperti.
(DON UMBERTO COCCONI)

Tgnèmmos vìsst

Nessun commento: