Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


Con la qualità non si scherza. Parola di Enrico Maletti

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sabato 7 novembre 2015

IL VANGELO DELLA DOMENICA: COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI.

Diceva loro mentre insegnava: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave». E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». (Vangelo di Marco)

Gli sguardi sono al centro di questo racconto. Dovremmo fare nostro lo sguardo di Gesù, che vede ciò che è invisibile e insignificante, ma è prezioso, unico e meraviglioso agli occhi di Dio. Il nostro sguardo è preso, catturato, sedotto dall’apparenza, dal “tanto rumore per nulla”. Invece Gesù ha un udito finissimo che coglie l’impercettibile. Gesù è un esteta (dal greco aisthesis, percezione) per le cose che nessun altro sa percepire … egli sente davvero il “grido nella notte che nessun altro ode”, che l’uomo borghese non sa udire. La vedova non ostenta, passa inosservata, nessuno la vede sulla scena, eppure Gesù ha colto il suo gesto invisibile agli occhi dei più e nel suo gesto scorge la sua profonda fede. La scena si apre con Gesù che insegna e invita a guardarsi, al non indugiare con lo sguardo su coloro che ostentano la propria religiosità pomposa. Dietro ai loro comportamenti roboanti c’è il nulla totale, per questo egli invita i suoi discepoli a non fermarsi di fronte alle apparenze. Lo  sguardo dei discepoli deve essere stato calamitato dal portamento degli scribi che “volteggiavano con le loro lunghe vesti”, sopra il tesoro del tempio, che “sfilavano” davanti a tutti, ricevendo i saluti e gli ossequi di tanti. L’ostentazione allo stato puro! Dinnanzi a tutti “sfoggiavano” la loro religiosità, i loro comportamenti erano impeccabili, da un punto di vista fenomenologico davano l’idea di essere perfetti, ma il loro era  solo un comportamento vanitoso e narcisista. Agli occhi di tutti sembrava che offrissero tanto, che amassero Dio alla follia, in realtà il loro era un amore capovolto: verso se stessi, verso l’immagine propria davanti al mondo. A procacciarsi l’umano consenso dalla mattina alla sera. Ciò che Gesù rimprovera a questi uomini religiosi è l’ostentazione, non sono altro che ambiziosi, ricercano continuamente un riconoscimento di sé davanti agli altri. Quello che tutti non vedono Gesù, l’esteta, riesce a percepirlo e invita a fissare lo sguardo sulla donna per godere del grande spettacolo che si sta compiendo davanti agli occhi del messia. La simpatia che Gesù ha per questa povera donna vedova non è nascosta. La sua offerta sembrerebbe irrisoria, rispetto a quella del resto della folla, ma Gesù “guarda all’umiltà della sua serva e d’ora in poi tutte le generazioni la chiameranno beata”. Ella che possiede due spiccioli, li dà entrambi: non trattiene niente per sé. La donna compie il suo gesto nell’indifferenza totale dei grandi di Israele.  Gesù osserva con “stupore e meraviglia che colei che non ha niente, dona tutto a differenza del giovane ricco che nella sua ricchezza non da niente. C’è una donna che sa amare con totalità. Curiosamente quelle cassette delle offerte, poste all’ingresso del tempio, erano chiamate “trombe” per la loro forma. Eppure quello che esce da una di queste “trombe” è il suono sordo e smorzato di due piccole monete di rame. Solo Gesù coglie quel rumore impercettibile ai nostri orecchi e lo apprezza come se fosse “una musica di festa”. E dire che quella povera donna non voleva far rumore: era arrivata in silenzio, nel nascondimento e in silenzio se ne stava andando. Ma il suono di queste due spiccioli risuonerà per sempre negli orecchi e nella memoria di coloro che udranno proclamare il vangelo. Fra i tanti maestri, fra i tanti uomini religiosi Gesù sceglie questa vedova povera per dirci cosa significhi vivere una relazione profonda con Dio, che vada oltre la religione e giunga alla fede, vuole che i suoi discepoli comprendano cosa sia veramente credere. Gesù non si ferma semplicemente a osservare commosso quel gesto, vuole che i suoi discepoli ne traggano una lectio magistralis, quella vedova  è messa sulla cattedra di Mosè ad insegnare.Questa donna pone se stessa in quell’offerta e ciò presuppone in lei una fiducia totale in Dio e nella sua provvidenza. Ma chi è questo Dio al quale una vedova consegna il necessario per vivere? Anche lui uno dei tanti sfruttatori? Anche lui uno dei tanti che divora le case delle vedove? No, ci parla questa donna di un Dio a cui affidarsi, di un Dio affidabile, proprio perché lei si affida totalmente a Lui. Al suo domani la donna non pensa, penserà Dio a lei. La vedova è dunque “icona” di chi ama il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze, di chi vive questo comandamento alla lettera, di chi consegna davvero a Dio tutto se stesso e il suo domani.
(DON UMBERTO COCCONI)

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