Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


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sabato 4 aprile 2015

IL VANGELO DELLA DOMENICA: COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI


IL VANGELO DELLA DOMENICA DI PASQUA 5 APRILE 2015

ll primo giorno dei sabati, Maria la Maddalena viene all’alba, mentre era ancora tenebra al sepolcro e guarda la pietra levata dal sepolcro. Corre allora. E viene presso Simon Pietro e presso l’altro discepolo del quale Gesù era amico. E dice loro: “Levarono il Signore dal sepolcro! E non sappiamo dove lo posero”. Uscì allora Pietro e l’altro discepolo e vengono al sepolcro. Ora, correvano insieme i due, ma l’altro discepolo corse innanzi più veloce di Pietro e venne per primo al sepolcro, e chinatosi, guarda i lini stesi, tuttavia non entrò. Viene allora anche Simon Pietro, seguendo lui. Ed entrò nel sepolcro. E contempla i lini stesi e il sudario che era sulla sua testa, non con i lini, ma separato, avvolto in un determinato luogo. Allora entrò dunque anche l’altro discepolo che venne per primo al sepolcro, e vide e credette. (Vangelo di Giovanni)

Se c’è una cosa di cui siamo certi, è la morte. Sappiamo che, prima o poi, la nostra vita sarà inghiottita dalla terra e che il nostro corpo ritornerà polvere. Eppure,dentro di noi una voce ripete: è mai possibile che debba andare così? E’ vero, siamo esseri mortali, “fatti di terra”, strutturalmente dipendenti dalle forze della natura, dallo spazio e dal tempo. Ma basta questo a provare che la morte avrà il sopravvento su di noi? Non siamo forse stati creati a immagine e somiglianza di Dio? E allora, vuoi che tutto possa finire con la morte fisica? Gesù ci direbbe: “Stolti e duri di cuore!”. Tu che leggi, sei sicuro solo di ciò che vedi? Allora, ti chiedo di non fermarti all’apparenza delle cose, ma di indagare. Vorrei che tu, uomo del XXI secolo, ti trasformassi in un moderno detective e che ti mettessi a raccogliere indizi sul “caso” che da duemila anni è il rompicapo dell’umanità: che cosa avvenne di preciso in quel “primo giorno dopo il sabato” o “primo giorno dei sabati”? Dalla fonti, a noi pervenute, una cosa è certa: è avvenuto qualcosa di sconvolgente! La tomba che aveva ospitato, per pochi giorni, il corpo di Gesù è stata trovata vuota. Lui, il crocifisso, non è più lì! E tutto è accaduto nel “giorno uno”, quel giorno che contiene tutti i giorni. Anche nel testo ebraico del racconto della creazione non si dice “giorno primo”, ma si dice “giorno uno”, perché dentro quel giorno c’è già tutto il tempo, il principio di tutto, il principio di tutta la storia. Così, il nuovo “giorno uno” inaugura una storia nuova, una creazione nuova. Maria Maddalena, che per prima si reca al sepolcro, era stata ai piedi della Croce con l’altra Maria e con Maria la madre di Gesù. Ed ecco che la ritroviamo nel giardino, all’aurora del primo giorno, presso il sepolcro, il luogo che è “memoria” (mnemeion, in greco) della vita trascorsa e dell’ineluttabilità della morte. In quel luogo era entrato colui che aveva amato di amore estremo e che ci ama. Entrare in quel sepolcro vuoto e gettarvi lo sguardo, con Maria, con i discepoli, vuol dire comprendere che la vita ha vinto la morte. Il nostro inconscio viene evangelizzato, perché guariamo da quell’ossessiva memoria di morte che da sempre è dentro di noi e ci costringe a vivere nell’egoismo e nella paura.
Ma osserviamo la sequenza dei fatti che riguardano Simon Pietro e “il discepolo che Gesù amava”. I due corrono insieme fino al sepolcro. Simon Pietro è il primo dei discepoli, il primo ad aver fatto l’esperienza più piena dell’amore del Signore. L’altro discepolo, che corre velocissimo al sepolcro, ha un altro tipo di primato: è “il discepolo amico di Gesù”, quello che ha posato il capo sul suo petto e che ai piedi della Croce ha visto il fianco squarciato, ha visto l’amore estremo, ha vissuto intensamente e profondamente il legame dell’amicizia. Per questo potrà comprendere i “segni” dei lini stesi e del sudario posto in un luogo a parte. Quando il discepolo “del quale Gesù era amico”entra nel sepolcro, vede, come Simon Pietro, i lini “stesi”: quei lini che prima fasciavano e avvolgevano il corpo del loro maestro, ora sono stesi sulla pietra sepolcrale. E non è tutto: il discepolo amato “vede” che il sudario che era stato posto sul viso di Gesù è invece piegato in un luogo a parte. Questi verbi e questi indizi sono sempre stati considerati un rompicapo. Cosa s’intende davvero col participio “piegato”? E perché l’evangelista sottolinea, con puntiglio, che il sudario non era per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte? Sembra davvero di leggere la pagina di un libro giallo, quando l’investigatore si accorge che, sulla scena del crimine, c’è un indizio che gli è sfuggito e che invece è risolutivo per l’indagine. Può essere che il sudario “in un luogo a parte” stia ad evocare il luogo per eccellenza, ossia il tempio? Il sudario non è altro che il velo della morte, col quale, allora, si copriva tutto il volto. Al momento della morte di Gesù il velo del tempio si squarcia: Dio non è più lì, la gloria di Dio non abita più nel tempio, ma si rivela invece pienamente nel corpo di Gesù. Il pellegrinare dell’uomo si è compiuto: proprio nel luogo della morte, egli può vedere finalmente il volto di Dio. Il salmista non canta forse: “Il tuo volto Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto”? Se il sudario, che è simbolo della morte, non è più sul volto di Gesù, ma è stato ripiegato in un luogo a parte, vuol significare che il tempio, il santuario della rivelazione piena di Dio, è il suo stesso corpo. Lui è lo Sposo dell’umanità: i lini, i teli stesi, rimandano simbolicamente alle lenzuola del talamo nuziale. Il corpo di Gesù non è stato trafugato, perché i lini non sarebbero rimasti lì stesi, ma, più sicuramente, sarebbero stati portati via con lui. Il sepolcro non è più il luogo della morte, ma del profumo, della comunione, delle nozze, dell’incontro dello sposo con la sposa. Torniamo però al “discepolo amico di Gesù”, che “vide e credette” perché, a differenza di Pietro, era stato capace di leggere, nei teli stesi e nel sudario, i segni inequivocabili della risurrezione del Signore, il quale era stato capace di giungere a una lettura certa dei segni, proprio perché amava intensamente Gesù. E’ l’amore per il suo maestro che gli permette di vederlo, di scorgere in quei segni una presenza ancor più “rivelativa” del suo Signore. E’ proprio l’amore che suscita la fede! Se tu ami il Signore, dopo aver visto il suo amore estremo sulla Croce, dopo aver visto l’Amore che ha per te, se diventi suo amico, allora ti sta a cuore cercarlo il Signore sicuramente si farà trovare. Mi viene, per questo, voglia di chiederti: “Se al discepolo amico di Gesù è bastato quel sudario per giungere a credere, quale potrà essere il sudario capace di portare te alla fede”?
(DON UMBERTO COCCONI)

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