Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


Con la qualità non si scherza. Parola di Enrico Maletti

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giovedì 24 dicembre 2015

IL VANGELO DEL GIORNO DI NATALE: COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI.



In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. (Vangelo secondo Luca)

Sarà proprio vero ciò che si dice? Che Dio si fa come uno di noi? Potremmo mai credere che Dio si fa bambino? Poteva essere questa una bellissima fiaba per l’uomo del passato che viveva di miti e di racconti fantastici. Noi ora non viviamo nell’epoca del post-umano? Quindi non sappiamo proprio che farcene di un Dio che si fa uomo, visto che noi non vogliamo più essere umani, terrestri, fatti di terra. La vita umana è fragile, come quella di tutti gli altri esseri viventi, ma a differenza di tutte le altre creature noi siamo consapevoli di questa fragilità e abbiamo in parte la capacità di riparare in qualche misura ad essa. Un sogno antico questo che si è precisato oggi più di ieri grazie anche ai progressi scientifici e tecnici. Le biotecnologie, infatti, stanno progressivamente trasformando questo ancestrale desiderio in realtà. Se ci pensiamo bene il superamento dell'umano si pone sullo stesso piano del superamento del divino nel motto di Nietzsche “Dio è morto”, dunque si tratta di dire: “l'Uomo è morto”. Che significa tutto ciò? «Ho la convinzione che siamo già entrati in un’altra epoca, non siamo più nella modernità, che era dialettica, combattiva, polemica nella sua radice profonda. Io parlo di post-umano perché in luogo degli dei, del Cristo, stanno subentrando una medicina, una biologia, una ingegneria genetica che rendono assolutamente indifferenti a tutto ciò che appartiene alla sfera interiore, alla moralità. Prima vivevamo momenti tragici, dilemmi di coscienza, adesso non vedo nessuno che si laceri, perché è atrofizzato il senso del bene e del male.

 E questa è la cosa più grave» (Pietro Barcellona). Noi umani, paradossalmente, non siamo più capaci di accettare la nostra umanità, i nostri limiti ci pesano, al contrario Dio facendosi “carne” accetta i nostri limiti e prendendo proprio la nostra natura umana sceglie di vivere la nostra precarietà, la nostra sofferenza, il nostro rifiuto, la nostra angoscia, la nostra maledizione, di vivere “al freddo e al gelo”. Quando la mattina è ora di alzarsi forse la cosa che ci infastidisce di più è venire fuori dalle coperte, da una condizione di protezione e sentire freddo. Il freddo è segno di una realtà difficile da abitare, nella quale devi entrare lasciando il tepore e il mondo dei sogni. Dio che era in una condizione di beatitudine l’ha abbandonata per sentire quello che sentiamo noi, il peso di tutta la realtà: l’Incarnazione di Dio non è stata altro che lo svegliarsi di Dio alla vita umana e mortale. Mi verrebbe da dire: “Benvenuto nella realtà, Dio! Veramente sei al freddo e al gelo”. Nel suo gettarsi nel mondo sembra che Dio si sia negato tutto, si sia spogliato di tutto, si sia privato di ogni confort, ma per crescere, pure lui, ha avuto bisogno del calore e del prendersi cura di una donna, di una madre. E’ una madre che lo da alla luce, lo avvolge in fasce e lo depone in una mangiatoia. 

Con quello che c’è (molto poco!) Maria può preparare uno spazio di cure per il neonato Dio-Uomo: Gesù Bambino è in un luogo caldo coperto da poche bende, adagiato sul fieno, forse la presenza degli animali e il loro respiro mitiga il rigore della notte. La realtà nella quale viene Dio è sì una realtà pungente, ma resa meno dolorosa dalla consolazione dei rapporti d’amore. Anche nell’ora della morte quando il freddo pungente cederà il posto alle punte dei chiodi e delle spine quel terribile momento sarà come reso più “sopportabile” dalla presenza di Maria, delle donne di Galilea e del discepolo amato. Dio pur di essere dove sono gli uomini non ha considerato un tesoro geloso la propria divinità, ma ha spogliato se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini. Maria mai avrebbe pensato che dopo il giorno dell’Annunciazione il proprio bambino sarebbe stato deposto in una mangiatoia, perché proprio per lui non c’era posto nel mondo. Eppure questa donna, come tante donne si prende cura del proprio piccolo, mentre il mondo lo ignora, ci sono braccia che lo cullano e lo proteggono. Maria dopo aver ascoltato le parole dell'angelo forse si aspettava un figlio ideale”, ma come tutte le madri ama il figlio nonostante non sia ideale, lo ama proprio perché non lo è, perché è quel figlio particolare. «L’amore materno è amore non per l’ideale, ma per il reale del figlio, è amore per il suo nome proprio» (Massimo Recalcati). La nascita di un figlio non è solo il venire alla luce di qualcuno che attendevamo, ma porta con sé la trasformazione del mondo com’era prima, rende possibile un altro mondo rispetto al mondo che già conoscevamo. Grazie alla maternità di Maria, grazie alla maternità di ogni donna il mondo può cambiare.
«Ave Maria, adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.
Femmine un giorno e poi madri per sempre
nella stagione che stagioni non sente» (Fabrizio De Andrè).
(DON UMBERTO COCCONI)

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