Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


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domenica 4 maggio 2014

IL VANGELO DELLA DOMENICA. COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI.




Pubblicato da Don Umberto Cocconi  domenica 4 maggio 2014   alle ore  7,07

Ed ecco, in quello stesso giorno, il primo della settimana, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus. Mentre conversavano e discutevano insieme Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.  … Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. … Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici. Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane (vangelo secondo Luca).
 
Se il Signore Gesù è veramente risorto, anche noi, oggi come allora, possiamo incontrarlo! Ma quale esperienza di Gesù possiamo fare? Come possiamo accedere all’evento pasquale, noi che siamo a dire poco  “discepoli di secondo grado”, costretti ad affidarsi alla testimonianza altrui? Sono queste le domande alle quali l’evangelista Luca vuole rispondere, raccontandoci la vicenda dei discepoli di Emmaus. Luca è nelle nostre stesse condizioni: anche lui, come noi, non ha conosciuto Gesù, non ha fatto l’esperienza degli apostoli. Anche lui deve credere senza aver visto. Così è per noi: noi “crediamo e amiamo” Gesù senza averlo visto. Allora, ci chiediamo, su che cosa si fonda la nostra fede nel Risorto? Ascoltiamo la pagina di oggi. La scena evangelica si apre con due personaggi, che sembrano in fuga, più che in cammino: volgono le spalle alla città di Gerusalemme, e puntano a un villaggio di nome Emmaus. Un personaggio misterioso si è avvicinato e continua a camminare con loro, ma i due, sulle prime, non si accorgono della sua presenza, tanto sono presi dai loro discorsi. Nel groviglio del desiderio che cerca, ma non trova, si fa realmente presente il Signore Risorto, anche se inizialmente non ne siamo consapevoli! Noi, che stiamo leggendo la vicenda dei due discepoli, sappiamo, a differenza di loro, che è proprio Gesù lo sconosciuto che li sta silenziosamente affiancando. Ma questo nostro “vantaggio” non ci allontana da loro, anzi!
 
A quei discepoli che avrebbero dovuto conoscerlo, perché segnati dalla consuetudine con lui e dalla ricerca del suo volto, Gesù sembra sottrarsi, sembra voler sfuggire alla loro “presa”, che vuole tutto misurare, tutto ridurre nei limiti delle proprie aspettative e dei pregiudizi, dei fraintendimenti, delle illusioni e delle delusioni: «Noi speravamo…», dicono i discepoli. C’è un sapere che va oltre il nostro sapere, un conoscere che va oltre le nostre supposizioni, c’è la novità di Dio, imprevedibile e radicale. Il lettore comincia a intuire che anche a lui, come ai due discepoli, potrebbe capitare l’avventura di incontrare il Signore ”lungo la via”, perché il suo desiderio di farsi nostro compagno di viaggio è perfino più intenso del nostro desiderio di lui, e l’iniziativa è sempre sua. Se non lo riconosciamo subito è perché i nostri occhi, come quelli dei due di Emmaus, sono in qualche modo chiusi: Gesù si presenta sempre a noi come un forestiero, uno straniero, come l’Altro per eccellenza. Il lettore-ascoltatore viene così coinvolto nel cammino di ricerca che hanno fatto i discepoli della “prima ora”. Questo personaggio misterioso, che “si avvicina e camminava con loro” li spinge, provocandoli, a raccontare come l’evento, sempre indimenticabile, dell’incontro con Gesù li abbia toccati.
 
Mentre raccontano ancora una volta “del profeta che fu potente in opere e parole”, è come se rivivessero di nuovo quell’oggi, quell’esperienza che aveva dato alla loro vita un nuovo e splendido significato: un vero memoriale! Anche noi, oggi, riascoltiamo dalla voce di questi due testimoni la storia di Gesù, e possiamo condividere così, in qualche misura, la nostalgia dei discepoli che cercano colui che aveva acceso in loro speranze e passione di vita indicibili. La cronaca degli eventi di quel mattino, nel giorno dopo il sabato, è riferita dai due discepoli con una tonalità perplessa: alcune donne del loro gruppo li hanno “sconvolti” riferendo della tomba vuota e di una visione di angeli, i quali avevano affermato con certezza che Gesù era vivo. Durante il colloquio, resta sottinteso il dubbio sulla veridicità di questi racconti, nella segreta speranza di ricevere una conferma o una smentita dal misterioso forestiero. “Troppo fantasiose le nostre donne, e se poi non bastasse ci mancava anche quella presunta visione di angeli. Come possiamo credere a questo, secondo te?”. Onestamente, non gli tacciono il particolare che alcuni dei discepoli sono andati alla tomba e l’hanno trovata come avevano detto le donne: una grande pietra rotolata e la tomba vuota. Di Gesù, però, nessuna traccia. Eppure – noi lo sappiamo – il Risorto è proprio lì, sta camminando con loro! Il viandante misterioso sprona i due discepoli (e anche noi) “a non essere stolti e tardi di cuore”, e “apre” i loro sensi perché leggano più in profondità “quello che era accaduto”
 
. Ripercorrere le Scritture con un’aderenza fedele e fiduciosa ai fatti, agli eventi, anche a quelli della nostra esistenza, cambia tutto, cambia la vita! La vista, l’udito, il tatto, l’intelligenza spirituale, il cuore, tutto aderisce in modo nuovo alla realtà: solo così l’evento pasquale può essere compreso nella sua verità. L’ascolto delle Scritture alla luce dell’evento pasquale compie la guarigione del cuore e della mente, dona slancio e insieme lucidità, consente di non essere più “stolti e tardi di cuore”. L’ascolto profondo della Parola di Dio ci aiuta a comprendere la Parola che si è fatta carne: in Gesù di Nazaret “tutte le promesse di Dio sono divenute sì”. La croce quindi non è più il luogo della sconfitta, ma il luogo in cui si manifesta l’amore incondizionato che il Dio della Vita nutre per l’umanità. Nell’ardore che incendia l’animo dei due discepoli, riconosciamo la loro risposta d’amore all’Amore: stanno già facendo Eucaristia! «Al viandante straniero che sembra portare, come da una regione lontana parole che interpretano i fatti luttuosi degli ultimi giorni i discepoli vogliono offrire almeno l’ospitalità per quella sera» (Franco Giulio Brambilla). Di qui, la loro insistenza: ma mentre vogliono che Lui, lo straniero, il compagno misterioso e affascinante, rimanga con loro, scopriranno di essere “ospitati”, nutriti e amati da lui, “mentre scende la sera e il giorno già volge al declino”. Anche noi che leggiamo e ascoltiamo siamo invitati a “entrare per rimanere con loro”. Ed è proprio nel gesto eucaristico “dello spezzare il pane”, e donarlo, che gli occhi dei discepoli si aprono ed essi lo riconoscono: è il Signore! Tuttavia, proprio quando viene riconosciuto, Gesù sparisce dalla loro vista e dalla nostra.
 
 Anche noi, come i due discepoli, non vediamo più Gesù, perché ciò che si vede, e si deve veder “rimanere” di Lui è il segno “del pane spezzato e donato”, che racconta la dedizione incondizionata di Gesù e ci invita a condividerla. La carne di Gesù si disvela nuovamente “nel corpo spezzato e condiviso della Parola e del Pane”.
Nel suo dipinto “La cena di Emmaus” del 1601, il Caravaggio coglie l’attimo in cui i discepoli riconoscono Gesù allo spezzare del pane, quando finalmente “aprirono gli occhi e lo riconobbero”: l’istante prima che Gesù si sottragga alla loro vista. Colpisce il volto di un Gesù così giovane, imberbe, ma pieno di vigore. E’ il Gesù della potenza, della novità, il Dio vittorioso sulla morte. Il discepolo di sinistra ha uno scatto improvviso, il suo vestito lacerato sul gomito sembra uscire dal dipinto: sta “risorgendo”, sta per balzare in piedi; l’altro, sulla destra, spalanca le braccia come “crocifisso”, inchiodato dallo stupore della scoperta. Lo sguardo del Signore è abbassato sul pezzo di pane, non c’è più contatto visivo con gli occhi finalmente aperti dei discepoli: se l’identità di un uomo è nel suo sguardo, è evidente che ormai non è più quello il luogo dell’incontro con il Risorto. La mano destra di Gesù, con le dita che sembrano alludere al mistero della sua divinità-umanità e all’amore trinitario sembra dire: “Uscite, andate ad annunciare la mia morte e resurrezione”! Resta il pane, resta quel gesto definitivo. E’ la missio, l’invio, la “messa”, nel suo significato ultimo. I due discepoli restano sopraffatti e sconvolti da una “scoperta” che li investe totalmente e per la quale, giovani o meno giovani che siano, metteranno in gioco la propria vita.
(DON UMBERTO COCCONI)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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