Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


Con la qualità non si scherza. Parola di Enrico Maletti

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sabato 28 marzo 2015

IL VANGELO DELLA DOMENICA: COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI




IL VANGELO DI DOMENICA 29 MARZO 2015
Ci troviamo di fronte alla pagina più sconcertante del Vangelo, un momento che segna profondamente la vita dei discepoli di Gesù, sconvolti e disorientati al punto da abbandonare scandalizzati il loro maestro. Ma che cosa è avvenuto in quella terribile notte? Anche l’autore della Lettera agli Ebrei fa riferimento alle “forti grida e lacrime” di Gesù, che Alda Merini, grande voce poetica dei nostri giorni, riassume così, facendo parlare Gesù in prima persona: «piansi nell’orto del Getsemani tutta la passione della mia carne. Piansi lacrime e sangue sul genere umano». Dopo aver concluso la sua ultima cena con gli amici e discepoli, Gesù prende con sé i tre più cari, Pietro, Giacomo e Giovanni e insieme a loro si recano in un podere chiamato Getsemani, che significa “torchio degli oli”. Gesù sa quale straziante torchiatura lo attende: l’evangelista non teme di dirci che Gesù sta già sentendo “paura e angoscia”, mentre confessa ai discepoli e amici: “La mia anima è triste fino alla morte” e li prega di non lasciarlo solo in quel momento terribile. Richiesta vana, perché i tre, attoniti e inconsapevoli del dramma che si sta consumando, non dicono nulla: non una parola, non un commento. Come sempre, non comprendono e si lasciano andare al sonno, abbandonando Gesù allo smarrimento, all’angoscia, a una tristezza che lo opprime. Gesù si sente morire, si prostra a terra, solo, e prega il Padre. Marco ci anticipa il contenuto della preghiera, ma vuole riportare in dettaglio le parole così dirette, il colloquio a tu per tu del figlio desolato con il suo Abbà (papà, più ancora che “padre”). Chi mai si è rivolto a Dio con parole come queste, con questo tono così confidenziale, spaventato e accorato insieme, ma pieno di fiducia?: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». Scrive Charles Péguy: «Dio stesso ha temuto la morte. Chi non sarebbe colpito, chi non sarebbe spaventato da queste righe, da queste poche parole atroci, da queste parole terrificanti, da questa terrificante preghiera». In questo episodio non è espressa l’onni-potenza di Dio, bensì l’onni-debolezza di Gesù: il Nazareno si sente solo e abbandonato proprio nel momento più tragico della sua esistenza, non ha nemmeno la forza di restare in piedi cade a terra e prega intensamente il suo papà (Abbà). È commovente che «questa confidente tenerezza di Gesù con il Padre, rimanga intatta anche nel momento della prova e del lamento». Péguy collega la preghiera del Getsemani con il Padre Nostro insegnato nel Discorso della Montagna: «Se l’era insegnata a lui stesso, a lui uomo, come a noi; e in quella notte tragica fu quella preghiera che gli risalì alle labbra, la formula stessa di quella preghiera; ma non più nella sua continuità sulla montagna, in quella bella continuità del suo sermone: Pater noster .., ma una preghiera spezzata, rotta, atroce, in quella notte tragica». Il film “The Passion” di Mel Gibson inizia con l'angoscia di Gesù nell'Orto degli Ulivi, angoscia reale, di un uomo vero. In un Getsemani immerso nella nebbia, lo spettatore rivivrà “in diretta” l’agonia di Gesù; anche lui, come i discepoli, sentirà il bisogno di chiudere gli occhi, davanti alla lotta cruenta tra Gesù e satana. Sullo sfondo della notte, la luna con la sua luce pare simboleggiare l’esserci e il non esserci del Padre, mentre le nuvole hanno la consistenza opprimente dei peccati dell’uomo e oscurano pesantemente la luce divina, gettando Gesù nella disperazione, facendolo accasciare al suolo più volte, prima di risollevarsi e schiacciare il serpente, che lo tenta. Di forte impatto il personaggio “androgino” di satana, dall’aspetto femminile, ma con voce maschile: un’ambiguità inquietante, che sembra alludere all'indistinzione mistificante di bene e male. Questo è ciò che fa il male, prendere qualcosa che è buono e travisarlo. Lo stesso Mel Gibson sottolinea: «Credo che il diavolo sia reale, ma non credo si mostri troppo spesso con corna, fumo e coda biforcuta. Il diavolo è più intelligente di così. Il male è fascinoso, attraente. Sembra quasi normale, quasi buono. Ma non del tutto. Questo è quello che ho cercato di fare col diavolo nel film».  Dopo il lungo combattimento, Gesù ha ritrovato la voce, la forza di risollevarsi e di esortare all’azione: «Alzatevi, andiamo!». «Non è più l’uomo angosciato e impietrito dell’inizio, è il Messia che ha ritrovato di nuovo la sua serenità e ha ripreso in mano la situazione. Dicendo “andiamo”, Gesù si inserisce da protagonista fra il disegno di Dio e il tradimento degli uomini. Oltretutto, non dice “vado”, ma “andiamo”, un ultimo tentativo di coinvolgere i discepoli nel suo cammino. Gesù è nel pieno della sua Passione: quanta sofferenza in quel bacio ricevuto dall’apostolo che fino alla fine Gesù chiama “amico”!. «Se Gesù rinuncia alla forza della violenza, è perché vuole mostrare un’altra forza, quella dell’amore. La forza di Dio è la debolezza dell’amore» (Bruno Maggioni). La violenza non risolve mai nulla, perché non fa che riprodurre se stessa, al contrario la nonviolenza di Gesù è la rivelazione, la più alta rivelazione, della logica di Dio. L’amore non-violento di Dio, che nella non-violenza di Gesù si fa trasparenza e fatto storico, scaturisce dall’identità di Dio stesso. Dio è amore e perdono e da qui discende il rifiuto di ogni imposizione, proprio perché Dio è amore, ne deriva che solo l’amore, e non altro, è la forza alternativa e costruttrice, la vera forza che vince. E Gesù vi si abbandona totalmente.
(DON UMBERTO COCCONI)

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