Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


Con la qualità non si scherza. Parola di Enrico Maletti

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sabato 11 luglio 2015

IL VANGELO DELLA DOMENICA: COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI.


Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. (Vangelo di Marco)

1.   “Gettati nel mondo” o mandati e inviati nel mondo?
2.   Non siamo forse stati chiamati per nome da Gesù, l’inviato del Padre?
3.   Non siamo stati pescati fuori dall’abisso e dal caos, chiamati per nome e perciò dotati di un’identità, perché posti in relazione con un Tu?
4.   Ciascuno di noi ha una missione da compiere: quella di essere inviato all’altro.
5.   Tonino Bello scriveva: «Crescerete, quante più mani stringerete lungo il vostro cammino, tante più persone conoscerete durante la vita».
6.   Se Gesù ci mandasse oggi in missione, quali indicazioni ci darebbe per il kit di viaggio?
7.   Ai Dodici ha proposto uno stringato equipaggiamento, descritto più in negativo che in positivo, per segnalare gli articoli esclusi: un bastone, i sandali, una sola tunica – contro le due abituali – è tutta la dotazione consentita.
8.   In altri passi del vangelo, Gesù, giunge a proibire perfino il bastone e i sandali, accentuando così la condizione perfettamente inerme dei mandati, completamente affidati al regno di Dio da loro annunciato.
9.   Quasi a dire: “La tua comunione con l’altro è vera se tu non porti null’altro che te stesso”.
10.                La relazione, sembra dirci Gesù, è vera, è autentica se le persone si mettono davvero in gioco, nella loro “nudità”: per questo i Dodici dovevano liberarsi dal dio di questo mondo, i denari, le cose, l’accumulo, anche l’affanno per il pane quotidiano, restando interamente esposti all’accoglienza dei loro destinatari e alla paterna provvidenza di Dio.
11.                Papa Francesco usa questa espressione: «Il diavolo entra sempre per i portafogli, è questa la sua porta di ingresso».
12.                Il bastone del comando, che il discepolo deve portare, non è altro che il nulla della croce: è il potere di donarsi che è divino!
13.                Quanto ai sandali, all’epoca erano i calzari delle persone libere, perciò Gesù sembra dirci:
14.                “Sii un uomo libero”!
15.                Ecco con quali accenti di modernità ci invita ad essere missionari papa Francesco:
16.                «Siate interiormente liberi, per poter essere vicini alla gente, attenti a impararne la lingua, ad accostare ognuno con carità, affiancando le persone lungo le notti delle loro solitudini, delle loro inquietudini e dei loro fallimenti: accompagnatele, fino a riscaldare il loro cuore e provocarle, così da intraprendere un cammino di senso che restituisca dignità, speranza e fecondità di vita …
17.                Andate incontro a chiunque chieda ragione della speranza che è in voi: accoglietene la cultura, porgetegli con rispetto la memoria della fede e la compagnia della Chiesa, quindi i segni della fraternità, della gratitudine e della solidarietà, che anticipano nei giorni dell’uomo i riflessi della Domenica senza tramonto».
18.                Papa Francesco non perde occasione per ricordarci che è sicuramente meglio una Chiesa in uscita, accidentata, ferita, sporca per aver percorso le strade degli uomini ed essersi fermata, come il Samaritano, accanto a persone aggredite e ferite, ma gioiosa, che una chiesa precisa nei rituali, dalle liturgie impeccabili secondo le rubriche, con una cura ostentata della dottrina e del prestigio, ma malata di depressione perché chiusa in se stessa.
19.                Una squadra di calcio che gioca solo per difendere lo zero a zero prima o poi subirà il gol dell’avversario.
20.                Urge “stare dentro questo nostro tempo con amore”: si tratta dunque di una missione di incarnazione, dobbiamo disporci all’inatteso, alla novità e guardare la nostra realtà con occhi nuovi ogni giorno.
21.                Quando t’imbatti in una cosa bella, la racconti;quando t’imbatti in una cosa vera, la dici. E se hai capito che la storia di Gesù è come una luce che ha illuminato per sempre il cammino del mondo e dell’uomo, dandogli un senso, allora la racconti, non puoi farne a meno.
22.                E se l’incontro con Gesù Cristo ha cambiato la tua esistenza dandole forza, direzione, gioia di vivere, allora inviti gli amici a con­dividerla.
23.                L’incontro avviene sulla strada, dove la sorpresa è sempre di casa, perché non si può scegliere chi incontrare né da chi lasciarsi incontrare.
24.                Non puoi nasconderti, sulla strada:sei esposto ed esponi gli altri al tuo sguardo.
25.                E’ una presenza quasi nuda di noi stessi, una presenza precaria, ma già aperta, disponibile all’altro, allo sconosciuto, allo straniero, incontrando il quale - e lasciandosi incontrare -è forse possibile cogliere lo sconosciuto che abita in noi e divenire perciò più coscienti di noi stessi.
26.                Una Chiesa missionaria non può che essere “in uscita”, una Chiesa che lascia il porto e “va al largo”, come scrive Jacques Brel:
27.                «Non essere come quelle navi che arrugginiscono nel porto, per paura che le correnti troppo forti le portino lontano.
28.                Per questo non vogliono mai rischiare di andare in mare aperto...
29.                Non essere come quelle navi che dimenticano di partire.
30.                Hanno paura del mare e le onde non le hanno mai travolte.
31.                Il loro viaggio è terminato prima di iniziare... Sii come quelle navi che non hanno mai finito di ripartire di nuovo ogni giorno della loro vita.
32.                E non temono di lanciarsi in avanti, fianco a fianco con il rischio di affondare...
33.                Sii come quelle navi che ritornano al porto lacerate da tutte le parti, ma più esperte e più forti che mai...  Conosco delle navi strapiene di sole dopo aver condiviso anni di meraviglie...
34.                Sii come quelle navi che ritornano sempre pronte a spiegare le loro ali di giganti, poiché hanno il cuore grande come l'oceano…».

(Tgnèmmos vìsst)

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