Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


Con la qualità non si scherza. Parola di Enrico Maletti

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sabato 23 agosto 2014

Il Vangelo della domenica: commento di don Umberto Cocconi.


Il Vangelo di domenica 24 agosto
Essendo Gesù giunto nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa … A te darò le chiavi del Regno dei cieli». (Vangelo di Matteo)

Siamo in viaggio, come i discepoli del Vangelo, e siamo finalmente giunti a quella che gli etiopi chiamano città santa: è “Lalibela”, la nuova Gerusalemme. Fu edificata nell’XII secolo, dopo che il re di questo popolo, ritornato da un viaggio a Gerusalemme, vide che la città di Davide era stata distrutta e occupata dai mussulmani, per questo rimpatriato decise di ricostruire nel suo paese Gerusalemme e pose in una delle dodici chiesescavate nella roccia della montagna,l’antica Arca dell’Alleanza del popolo ebraico. E’ bello in questo luogo così carico di storia, poter rispondere in prima persona alla domanda che Gesù rivolge da sempre ai suoi discepoli: “E voi chi dite che io sia?”. Sono ancora interessanti e decisivi la vita e il messaggio dell’uomo di Nazaret? La risposta di Pietro: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”, che significato ha per noi? A questo interrogativo, neppure noi, viaggiatori Mission 2014, possiamo sottrarci, soprattutto oggi, mentre siamo a Lalibela, conquistati dalla bellezza e dall’incanto di queste cattedrali di pietra. Ecco di seguito alcune testimonianze.Alessandro, 27 anni, musicista: «Faccio fatica ad essere in contatto con Gesù, ma la musica e in specie il canto dell’Alleluia, mi aprono il cuore, mi riempiono d’amore e mi commuovono nell’intimo, facendomi gustare la presenza e la vicinanza a Lui».«Oggi Gesù  – afferma Matteo, 29 anni, impiegato -  lo possiamo trovare in chi fa del bene agli altri. Nella testimonianza di chi vive la sua Parola ci è data la possibilità di incontrarlo».«Di Gesù  – afferma Caterina, 23anni, laureata in Scienze della Educazione–ho avuto nel cammino della mia vita diverse esperienze. 

Quando ero piccola lo sentivo molto vicino a me, divenuta adolescente mi sono distaccata da Lui, partecipando poi direttamente alla vita della parrocchia c’è stata,da parte mia, una riscoperta di Lui. Oggi per me Gesù è il Vivente e lo vedo presente negli occhi delle persone che lo testimoniano». Rita, 24 anni, impiegata:«Non so ancora chi sia realmente Gesù per me e soprattutto mi interrogo riguardo al ruoloche svolge nella mia vita. So per certo però che riesco a trovalo e a incontrarlo in esperienze come queste, dove sento vicina la sua presenza. Per questo infatti penso che nelle parole di Gesù “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sarò con loro”non cisia nulla di più vero, perché è nella condivisione e nellacomunione con il prossimo che Lui è vivo in mezzo a noi». Amedeo,24 anni, impiegato:«E’ una domanda che mi viene difficile, Gesù di certo è un personaggio fantastico ed unico della storia. Quando uno capisce e comprende chi è veramente, la sua vita terrena cambia: così come la sta vivendo non ha più senso e incomincia ad avere nostalgia del cielo, delle cose grandi». Costanza, 22 anni, studentessa di Lettere: «Per me Gesù è il Vivente, l’ho incontrato diverse volte nella mia vita, senza accorgermi subito della sua presenza. L’ho visto soprattutto nel volto dei miei genitori, nelle testimonianze delle persone che ho incontrato a Parma e poi in Etiopia, come suor Sarina, Suor Mary, Padre Bernardo. Sono figure in cui si vede riflesso l’amore di Gesù. Accorgersi di Lui nella gente che incontro mi aiuta e mi dà speranza perché mi offre dei modelli per la vita quotidiana». Caterina, 26 anni, educatrice:«Nella quotidianità sento spesso lanecessità di ritrovarmi con Gesù, nella preghiera, nell’Eucarestia e nel canto. 

Desidero incontrarlo  perché altrimenti non riuscirei a dare un ordine alle cose, ai miei rapporti e ame stessa. Gesù per me è questo:uno strumento d’amore che mi permette di vedere che dietro le cose c’è altro, che sono piccola e che ci sono cose che non posso capire, ma anche che a capo del timone c’è Lui. Grazie a Gesù molte cose di cui faccio esperienza, vedo e tocco,o in chi incontro, acquistano un senso, un’utilità e un ordine di cui anch’io faccio parte». «Mi ha sempre colpito il motto di papa Francesco – afferma Beatrice di Sant’Ilario, 19enne –“Gesù si abbassa al tuo livello e ti alza”. La cosa bella è che Gesù mi ha riconosciuta e accolta nelle mie debolezze. Dove la mia sensibilità e razionalità nonriescono a dare un senso alla mia vita,la parola di Gesù, al contrario, dona un risvolto nuovo alla mia storia. Prendo coscienza di me e  mi sento pronta ad affrontare le prove della vita, vincendo le mie paure più profonde con coraggio». Elisa, 23 anni, laureanda in economia: «Per me Gesù non è solo un personaggiostorico ma è il Vivente, per questo lo posso trovare nei gesti delle persone e nei miei per gli altri. In Etiopia ho sentito presente Gesù durante la messa, nei volti di quei bambini e giovani che cantavano testimoniando la loro fede. Sicuramente io incontro Gesù anche in coloro che mettono al servizio degli altri i loro talenti. Dio ci ha dato un dono e noi siamo in dovere di svilupparlo, abbiamo un talento per arricchire di bellezza il mondo».Come le dodici chiese diLalibela, scavate, ricavate e fondate da quello che prima era un unico blocco di pietra come tanti altri, così anche Simon Pietro assume un nuovo nome e una nuova identità, grazie all’incontro con Gesù: prima era un materiale grezzo, non finito, incastonato come tanti altri nelle proprie paure. E’ importante capire cosa ci definisce, cosa ci rende speciali e luminosi agli occhi di Dio e delle altre persone. Allo stesso tempo necessitiamo sempre di Qualcuno che “estragga” da noi i nostri doni: di sicuro da soli non ne siamo capaci. E’ proprio nella conoscenza di Gesù che siamo  capaci di conoscere e ri-conoscere noi stessi. Solo Lui ha il compito e l’onore di levigarci, definirci, di renderci creature o chiese nuove, che verranno ricordate e ammirate nel tempo per la loro bellezza e perfezione
(DON UMBERTO COCCONI)

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