Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


Con la qualità non si scherza. Parola di Enrico Maletti

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domenica 1 aprile 2012

Il Vangelo della domenica. Commento Di Don Umberto Cocconi.



Pubblicato da Don Umberto Cocconi il giorno domenica 1 aprile 2012 alle ore 7,43

Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto: “Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». Gesù gli disse: «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri ... Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate». E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.

Subito dopo l’arresto di Gesù avviene lo sbandamento dei discepoli. L’unico a non dileguarsi davvero è Pietro, che segue a distanza il corteo e finisce per introdursi nel cortile del sommo sacerdote, mentre Gesù viene brutalmente interrogato nel palazzo.  «Pietro se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco». Niente di più naturale di questo fuoco in una notte di marzo a Gerusalemme. Fa freddo e tutti i presenti, compreso Pietro, si stringono intorno al fuoco. Giunge una delle serve, e vedendolo lì a scaldarsi, lo fissa e gli dice: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Che cosa viene chiesto a Pietro, in sostanza? Gli viene chiesto di confessare che è con Gesù. Ora, dopo l’arresto, intorno a Gesù non c’è più
nessuno. Né Pietro, né nessun altro ormai è veramente con Gesù. Essere con, lo sappiamo, è una modalità importante dell’essere. L’arresto del Maestro sembra aver distrutto ogni relazione.

Pietro sembra avere perduto persino il ricordo del suo passato: «Non so e non capisco che cosa dici». Questa risposta di Pietro alla serva dice che ormai non sa più che cosa gli stia accadendo. Forse è vero che non capisce. C’è disorientamento in lui. Sta cercando un’altra appartenenza, ora. Fa freddo. Forse tende le mani verso il fuoco, insieme agli altri, come se fosse già uno di loro, con loro. «Pietro aspira soltanto a scaldarsi con gli altri ma, privo com’è del suo essere con Gesù, a causa del crollo del suo universo, non può scaldarsi senza aspirare oscuramente all’essere che brilla lì, in quel fuoco, ed è proprio questo essere che indicano silenziosamente tutti gli occhi che lo guardano, tutte le mani che si protendono insieme verso il fuoco» (Renè Girard). Un fuoco nella notte è molto di più di una fonte di calore e di luce. Appena si accende, ci si dispone in cerchio attorno a esso: gli esseri e le cose si riformano. Un attimo prima non c’era che un semplice raggruppamento, una specie di folla in cui ognuno era solo con se stesso ed ecco che ora vi è un accenno di comunità. Le mani e i volti si protendono verso la fiamma e in cambio ne sono rischiarati. Per il fatto stesso di guardare tutti il fuoco, gli uomini non possono più evitare di guardarsi gli uni gli altri.

Ora possono scambiarsi sguardi e parole. Si stabilisce lo spazio per una comunione e per una comunicazione. L’essere con si profila di nuovo per Pietro, non tanto con Gesù ma con altre persone in questo momento. Sarà la paura a far dire a Pietro: «Non conosco quest’uomo di cui parlate»? Ma se avesse avuto paura, sarebbe mai entrato nel cortile? Se avesse temuto per la sua vita non si sarebbe mai esposto in quel modo. Forse la serva non cerca tanto di terrorizzarlo, quanto piuttosto di metterlo in imbarazzo, per costringerlo a “sloggiare”. Forse questa donna considera Pietro un intruso. Vuole mobilitare il gruppo contro di lui e ci riesce: «I presenti dicevano di nuovo a Pietro: “È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo”». Questa donna dà prova di iniziativa, dimostra di avere qualità di leader: è lei che scuote tutto il gruppo. E’ proprio la portinaia: la custode dei confini. Illuminato dal fuoco e rivelato dall’aspetto, Pietro è definitivamente riconosciuto per il suo linguaggio. E’ un forestiero, è il provinciale, sempre un po’ disprezzabile – è il Galileo. Chi parla con un altro accento, non è mai dei nostri. «Il linguaggio è il segnale più sicuro dell’essere con» (Renè Girard). forse una certa paura, ma c’è soprattutto la vergogna. Pietro ha vergogna di quel Gesù 

All’origine del suo rinnegamento c’è che tutti disprezzano, vergogna del modello che si è dato, vergogna, di conseguenza, di ciò che lui stesso è. Il desiderio di essere accettato aumenta in proporzione agli ostacoli che gli vengono frapposti. Che Pietro tradisca il suo Maestro in modo così meschino, non dovrebbe sorprenderci più di tanto: lo facciamo tutti. Per non farsi crocifiggere il modo migliore è, in ultima analisi, fare come fanno tutti gli altri e partecipare alla crocifissione. Paradossalmente o scegli di uccidere o vieni ucciso! Non si danno alternative. La fede dei discepoli, come quella di Pietro, resta impregnata di messianismo. L’ideologia del successo domina anche il gruppo dei dodici, che si contendono i “posti migliori” nel regno di Dio. Pietro riflette sul senso che può avere un impegno che va soltanto verso la sconfitta, la sofferenza e la morte. Gesù, d’altronde, è consapevole che rimarrà solo, che sarà abbandonato da tutti.

Dalle parole «Tutti rimarrete scandalizzati» comprendiamo infatti la radicalità della sua scelta, che esclude ogni ricerca di consenso o di prestigio presso gli uomini, e conosciamo un Amore che dà tutto senza chiedere nulla in cambio. Il canto del gallo coglie un uomo ancora confuso. Ma il ricordo delle parole di Gesù modifica in lui, gradualmente, la percezione dei fatti: tutto ciò che è accaduto e sta accadendo corrisponde alla volontà di Gesù, che a sua volta sta compiendo, liberamente, la volontà del Padre. A Pietro sembra di non aver colto nulla del piano di Dio. Pare chiedersi: “Forse sono stato cieco per tutta la vita... Ho vissuto con un uomo di cui finora non ho capito niente!”. Pietro incomincia a intuire, tra le lacrime, che Dio si rivela nel Cristo schiaffeggiato, insultato, rinnegato da lui. E che va a morire per lui. Adesso capisce: “Il mio posto è lasciare che egli muoia per me”.
(Don Umberto Cocconi)

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