Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


Con la qualità non si scherza. Parola di Enrico Maletti

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sabato 14 aprile 2012

Il Vangelo della domenica. Commento Di Don Umberto Cocconi.


Pubblicato da Don Umberto Cocconi il giorno sabato 14 aprile 2012 alle ore 7,47

La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana ... Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: "Pace a voi!". E, detto questo, mostrò loro le mani e il costato.  ... Ora Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. Gli altri discepoli dunque gli dissero: "Abbiamo visto il Signore!" Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò".

Otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: "Pace a voi!" Poi disse a Tommaso: "Porgi qua il dito e vedi le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente". Tommaso gli rispose: "Signor mio e Dio mio!" Gesù gli disse: "Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!" Ora Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni  che non sono scritti in questo libro; ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.

Proteggiamo il nostro corpo tenendolo lontano da ogni contaminazione. Così esso «non invecchia e non si consuma, semplicemente appassisce. I tratti della maturità non arrivano mai, restiamo ragazzi  appesantiti e goffi, eternamente vergini alla realtà» (Fabio Genovesi). Il corpo di Gesù porta scritta nella sua carne la sua dedizione per noi. Egli dice ad ogni uomo di ogni tempo: «Porgi qua il dito e vedi le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato». Il nostro corpo parla di noi, esso può divenire amore in carne ed ossa.  Le mani raccontano molto di noi. Il segno della pace che ci scambiamo durante la Messa ci fa capire se l’altro può contare su di te. La tua mano mi fa comprendere la tua storia, la tua identità, mi fa intuire  se tu mi accoglierai. Mi parla del tuo essere aperto o chiuso.

La canzone di Giorgio Gaber “Le mani” è una bellissima parodia sul nostro modo di incontrarci «fra gente educata/che si alza in piedi e che si saluta/un incontro un po’ anonimo reso più umano/da una cordiale stretta di mano». E le nostre mani  cosa comunicano quando incontrano altre mani? Come sono le mani che Gesù mostra ai suoi discepoli? Esse sono mani aperte, che si aprono al dono. Sono mani che hanno asciugato le lacrime del dolore dell’uomo, che hanno saputo compiere prodigi, che hanno saputo spezzare il pane dell’amicizia e della condivisione. Il gesto fondamentale di Gesù sta proprio in questo spezzare il pane e donarlo ai suoi discepoli.  Le mani di Gesù sono mani che portano impresse i segni del suo essere per noi. Sono come le mani del Padre che è come una madre nelle quali è inciso il tuo nome: «io non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani» (Isaia).

A noi che siamo i gemelli di Tommaso (didimo vuol dire proprio gemello) il Signore Risorto dice: «Porgi qua il dito e vedi le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». E le tue mani che cosa raccontano? Che cosa vi possiamo leggere in esse? Le semplici mani di una governante narrano la storia di una donna che con i suoi gesti ha umanizzato, possiamo dire divinizzato non solo il mondo di una megalopoli come Hong Kong ma anche quello di una squallidissima casa di riposo. Ho visto nella storia raccontata dal film A Simple Life, nelle vicende di questa governante, di una tata, di una donna umile e serva ciò che Pietro negli Atti degli Apostoli racconta di Gesù:  «Passò beneficando e sanando tutti quelli che erano prigionieri del male, perché Dio era con lui». A Simple Life è ispirato a fatti e persone reali, ossia alla vita del produttore Roger Lee e al suo rapporto con la governante. Il film narra la storia di Chung Chun-Tao, detta Ah Tao, nata a Taishan in Cina, che a causa della morte del padre adottivo durante l’occupazione giapponese viene mandata dalla madre a lavorare come "amah", ossia serva, presso la famiglia Leung.

Il destino di Chung Chun-Tao si lega indissolubilmente con quello dei membri della famiglia;  alcuni muoiono, altri emigrano e così si ritrova a lavorare al servizio di Roger, l’unico della famiglia rimasto ad Hong Kong. Sono passati sessant’anni e Ah Tao si è fatta ormai vecchia. Un giorno viene ritrovata da Roger svenuta per terra a causa di un infarto. Una volta fuori pericolo Ah Tao, non volendo essere un peso per Roger e sentendosi debole e inutile, decide di andare a vivere in un ospizio. Roger dal canto suo si rende conto di essere molto legato ad Ah Tao che lo ha cresciuto e si prodiga per il suo bene cercando di andarla a trovare molto spesso.

Progressivamente egli si accorge di questa seconda ma vera madre per cui non esita a farla partecipe della sua vita , vedi l’invito alla prima del film, la telefonata con gli amici, l’epiteto di figlioccio che si attribuisce. Le dedica le proprie attenzioni in modo semplice e naturale da vero figlio, proprio come lei si era dedicata restando nell’ombra a lui e alla sua famiglia. Un allontanamento che però finirà per avvicinare i due personaggi. La malattia infatti è il punto di svolta che porta a un'inversione dei ruoli tra loro. Lo stesso Roger aveva avuto un infarto di cui non si era curato più di tanto,  perciò  si sentirà coinvolto in prima persona nello stare vicino  a Ah Tao. Prima di ammalarsi lei lo serviva e riveriva, mentre successivamente è lui a passare al servizio della donna. Inizialmente sembrava freddo  ed estraneo, poi trova in sé quell’umanità  che, forse, proprio Ah Tao gli ha insegnato con il suo modo di essere. Mentre passa il tempo cresce il suo debito di riconoscenza verso questa donna. E Roger scopre che questa assenza crea in lui un vuoto insostituibile, mentre prende coscienza di quanto abbia significato e significhi per lui la presenza di Ah Tao, ben al di là dei cibi prelibati con i quali l'aveva viziato.E' un personaggio splendi

E' un personaggiosplendido quello di Ah Tao, un personaggio in cui traspare tutta l'umiltà e la bontà di una donna che sente di aver già ricevuto tanto dalla vita, anche se in realtà non ha fatto altro che sfiorare le esistenze altrui. Una donna cinese che ha servito gli altri tutta la vita, eppure sembra lei essere la padrona delle vie da percorrere, che non fa mai rumore, ma di cui i compagni della casa di riposo noteranno l’assenza quando lei verrà a mancare. Ah Tao con la sua leggerezza lascia il segno sulle persone che le stanno intorno e senza farsi notare troppo, sa diffondere pace. Il «passò beneficando» di Ah Tao  non si ferma alla famiglia che ha accudito per quarant’anni ma si allarga generosamente  a tutti gli ospiti dell’ospizio: quest’atteggiamento del cuore è possibile in qualunque età e in qualunque situazione.
Grazie allo sguardo “amoroso” di questa donna, tutti imparano a vedere la felicità che va cercata nelle piccole cose. «E’ nella luce addolcita del ricordo di quella piccola donna, nelle cure che le restituisce, che Roger come per un transfert vive il passato della sua famiglia e chiude il cerchio che lo porta alla maturità  e alla scoperta del senso, semplice, della vita» (Lara Ampollini).  Ho trovato curiosa e inaspettata l’unica scena che ha un carattere esplicitamente “religioso”. Per tutto il racconto nessun accenno, poi alla morte di Ah Tao, Roger legge citazioni del libro sacro e ti viene da pensare ... ecco il segreto! Ecco quello che era nascosto in tutto il film! Solo ora si rivela! Ecco l’essenza vera di Ah Tao ne fosse o no cosciente. 

Se sfogliassimo il libro della vita scopriremmo che tante persone con la loro umile e discreta presenza hanno reso grande la nostra vita e verso di esse abbiamo un debito di riconoscenza e gratitudine perché ci hanno insegnato a vivere. Una vita può essere semplice, anzi semplicissima, e proprio per questo può custodire in sé un amore estremamente grande. «Un grande amore trasforma le piccole cose in cose grandi e solo l’amore dà valore alle nostre azioni  ... perciò devi mostrare misericordia verso tutti» (Suor Faustina).
(Don Umberto Cocconi)

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