Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


Con la qualità non si scherza. Parola di Enrico Maletti

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sabato 22 agosto 2015

IL VANGELO DELLA DOMENICA: COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI.


Molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono. Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Vangelo di Giovanni).

1.       Con un gruppo di giovani del Gruppo Mission siamo a Calcutta, sulle orme di Madre Teresa. La missionaria della carità racconta che proprio l’incontro con “i più poveri tra i poveri” generò in lei una svolta nella propria vita, sentiva nel profondo che essi la chiamavano. Come un giorno fu chiamata dal Signore alla “vita del cielo” ora si sentiva chiamata “dalla strada” a donare la sua vita a quelli che non erano amati da nessuno.
2.       Pure noi ci siamo sentiti interpellati da questa “India dura” e le parole di Gesù “volete andarvene anche voi?”, ci hanno portato a comprendere l’importanza di compiere delle scelte. Da una parte hai la sensazione che di certo tu non potrai cambiare il mondo, sei troppo piccolo e poi chi sei, come potrai mai contrastare i tanti poteri forti che dominano il mondo? Forse ciò potrebbe essere possibile a una condizione: perché non cambiare tu per primo? Non lasciarti sedurre dalle logiche “mercantili”, ma “Ama e cambierai il mondo”.
3.       E’ ciò che Madre Teresa ha saputo compiere, non ha aspettato che siano gli altri a muoversi, lei per prima, all’inizio da sola, per le strade di Calcutta si è messa al servizio di coloro che non erano amati.
4.       Le parole di Pietro “Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna” ci hanno scavato dentro e messo alla ricerca di quelle parole che davvero possono donare vita eterna.
5.       Diamo la parola ai protagonisti del nostro viaggio.
6.       Elisa: «Calcutta mi ha fatto dono della speranza. L’ho vista riflessa sul volto delle suore che donano, con un coraggio e una dedizione che sa di eroismo la loro vita per gli ultimi della storia. L’ho vista negli occhi di tanti volontari che da paesi anche lontanissimi giungono proprio qui a Calcutta e qui dove tutto sembra impossibile sanno scrivere una pagina nuova nei rapporti tra i popoli».
7.       Roberta: «Mentre facevo servizio in una delle case di Madre Teresa una persona ammalata, che di certo non ha avuto una vita facile, mi ha accarezzata e preso tra le proprie mani le mie, le ha baciate e con lo sguardo sembrava mi dicesse: “Tu sei importante. Non so chi sei, ma per me tu sei la presenza di Dio”. Esserci, essere nelle case senza capire, ma esserci proprio nella città dove non ti abituerai mai a certi rumori e odori: questo è quello che conta».
8.       Maria Chiara: «A Calcutta tante volte ci siamo inginocchiati nella preghiera davanti a Dio, quando ci siamo avvicinati nel servizio ai tanti ospiti delle case di Madre Teresa, non solo per dare, ma per fare l’incredibile esperienza del ricevere. Se rifletto con più attenzione però ho scoperto quanto siamo stati amati, tante persone si sono messe al nostro servizio, si sono inginocchiate davanti a noi».
9.       Anna: «Come è importante avere un letto, una casa, un nido dove sentirsi accolti, mentre a Calcutta si dorme sui marciapiedi, su un telo di plastica e dove si tengono le proprie scarpe come cuscino. E al mattino, il rito del lavarsi. Esperienza rigenerante perché ci si ripulisce dalle fatiche, dallo sporco per iniziare un nuovo cammino. Dove c’è dell’acqua c’è la vita e le persone riacquistano la loro bellezza».
10.   Vittoria: «Ad ogni angolo, sobborgo, stradina trovi gente che vive la propria vita che noi crediamo esclusa dal mondo. In realtà non lo è. Un passo che percorri in quelle che chiamiamo strade sono un passo in quella che per loro è casa. Noi siamo venuti qua in veste di turisti invadendo casa loro. Nonostante ciò ogni singola persona sprigiona un’energia e una voglia di vivere che non avevo mai visto. Ed è proprio questo che mi ha aperto gli occhi».
11.   Luca: «Ho imparato a non voltare le spalle verso l’indifferenza, verso le ingiustizie, ho avuto il coraggio di avvicinarmi a persone che forse non mi sarei sentito di toccare».
12.   Elsa: «Vivere a Calcutta ha significato essere immersi nelle sue meravigliose e dolorose contraddizioni. E’ una città che riesce a sprigionare in ogni viaggiatore dubbi, ispirazione, ricerca di senso. Scuote il cuore: è incomprensibile al raziocinio. Il senso e la sintesi di questo viaggio lo ritrovo nella parola Namastè, il saluto che ho tanto utilizzato in questo viaggio: mi inchino davanti alla tua Grazia e Bellezza».
13.   Francesco: «La parola Namastè unito alla sua gestualità ci ricorda che in ogni incontro Dio è presente. Noi siamo la luce di Dio, ne siamo portatori e messaggeri e così come noi anche tutti coloro che incontriamo nella nostra splendida vita».
(DON UMBERTO COCCONI)
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