"Al Condominni" poesia brillante in dialetto parmigiano di Bruno Pedraneschi,letta da Enrico Maletti

Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


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Al salùt pramzàn äd parmaindialetto.blogspot.com

“Parmaindialetto” è nato il 31 luglio del 2004. Quest’anno compie 16 anni

“Parmaindialetto” l’é nasù al 31 lùjj dal 2004. St’an’ al compìssa 16 an’

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L’ UNICA SEDE DI “Parmaindialetto” SI TROVA A PARMA ED E' STATO IDEATO DALLA FAMIGLIA MALETTI DI “PÄRMA”.







lunedì 13 agosto 2012

Ven. To. La pista ciclabile da Venezia aTorino passerà per Parma.



(Testo blu in italiano)
Non è una grande opera e non ha corsie preferenziali in Parlamento. Si chiama VenTo. Un progetto che collegherà Venezia a Torino, passando da Milano, Piacenza, Parma e Ferrara. Niente cemento però, solo una lunghissima pista ciclabile che costeggerà il Po per 679 km passando attraverso parchi e aree protette. Un’idea del Politecnico di Milano che costerà 80 milioni di euro chiavi in mano. Nulla se paragonato ai miliardi stanziati per autostrade, bretelle di collegamento e altre opere prioritarie ad alto utilizzo di cemento armato. “VenTo costerà come due chilometri di autostrada”, spiegano gli ideatori del progetto.

VenTo punta tutto sulle ricadute economiche che i 679 km potrebbero avere sul territorio. “I 40mila km di piste ciclabile tedesche producono un indotto di 8 miliardi di euro l’anno”. Per restare in Italia c’è l’esempio della Provincia di Trento, che con i suoi 200 km di piste riesce a portarsi a casa 80 milioni di euro ogni anno, 86 nel 2011. “Con VenTo potrebbero arrivare centinaia di migliaia di turisti desiderosi di attraversare i parchi e le aree protette lungo il Po. Saranno 15 i parchi attraversati, per un totale di 266 chilometri in mezzo alla natura: 85 in Piemonte, 27 in Emilia Romagna, 50 in Veneto e ben 104 in Lombardia.
(Il testo in italiano è tratto da www.ilfattoquotidiano.it

(Testo giallo dialetto parmigiano)
Ven To. La pìssta par biciclètti da Venésja aTorén  pasànd par Pärma.

L’à ‘n né mìga ‘na grand òpra  e l’à ‘n gh’à mìga dil corsìj preferensjäli  in Parlamént. La s’ ciama VenTo. Un progét ch’al metrà in colegamént  Venésja a Torén, pasand da Milan, Pjäzénsa, Pärma e Ferära. Niént  cemént  però, sol  ‘na lònnga pìssta par biciclètti cla pasrà a fjanch al  Po par 679 km pasand inméza a di pärch e àrei proteti. N’idea dal Politécnich äd Milan cla costrà 80 miljón d’ evro ciävi in man. Njénta se paragonè ai miljärd stansiè p’r avtosträdi, tiràcli  äd colegamént e ätri òpri prioritäri  fati con dal grand cimént armè. “VenTo l à costrà cme du chilometri d’ avtosträda”, à spieghè  j ideator dal progét.
VenTo l’à ponta tutt sul ricadùdi economichi che i 679 km i podrìsson avér sul teritori. “I 40mìlla km äd pìssti par biciclètti  tedèssch  i dàn  un rédit  d’ 8 miliärdi d’ evro a l’an’”. Par restär  in Italja gh’é l’ezémpi  ädla Provincia äd Trento, che con i so  200 km äd pìssti  al s’ porta a cà  80 miljón d’ evro tutt j  àni, 86 in-t-al 2011. “Con VenTo podrìss rivär  sentonär  äd mjär äd turìssta  con la vója  äd pasär i pärch e ilj àrei protéti  lóngh  al Po. I sràn 15 i pärch traversè, p’r un totäl äd 266 chilometri in méza ala natura: 85 in Piemónt, 27 in Emilja Romagna, 50 in-t-al  Vénet  e bén 104 in Lombardìa.

Tgnèmmos vìsst
Enrico Maletti

Il Vangelo della domenica. Commento di Don Umberto Cocconi.

 Pubblicato da Don Umberto Cocconi il giorno lunedi 13 agosto 2012 alle ore 8,58
Dal Vangelo secondo Giovanni (6, 41-51) I Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?». Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Mettiamoci nei panni di coloro che ascoltano le parole di Gesù: resteremmo allibiti, scandalizzati, ci porremmo le loro stesse domande. Chi è quest’uomo?  E chi pretende di essere, soprattutto? I giudei che lo ascoltano e lo conoscono non riescono a comprenderne non tanto le parole, ma la “pretesa identità”. Il loro interrogativo è ragionevole: come può dire, costui, di essere disceso dal cielo, se è notoriamente il figlio del carpentiere Giuseppe, se conosciamo tutto di lui, a cominciare da suo padre e sua madre? Tra quello che vedono e quello che Gesù di Nazaret sta dicendo di se stesso c’è un abisso, ai loro occhi. Ecco perché “mormorano”. Che cosa significa mormorare? Non è solo fare pettegolezzi nei confronti di qualcuno o insinuare qualcosa, non è neppure solamente fare una chiacchiera inopportuna e indiscreta, tesa a mettere in cattiva luce qualcuno: è una deliberata intenzione di nuocere, di fare del male, di vedere il male dove non c’è. La mormorazione contro Dio è stata una delle “cattive abitudini” del popolo nel deserto, come ci racconta il libro dell’Esodo, e mostra la mancanza di fiducia del popolo nell’operato di Dio. Anche nei confronti di Gesù, i giudei (ovvero la maggioranza dei capi del popolo e chi ne condivide la “religiosità”) mormorano, non credono, sono il popolo dell’alleanza che ancora una volta non presta fiducia, ha bisogno di miracoli per credere che davvero “costui” è  il profeta che deve venire nel mondo.
Gesù si presenta alle folle come colui che può donare il pane vivo, il nutrimento che dà all’uomo la vita che non ha fine. Il pane che Gesù vuole donare è più “nutriente” di quello di Mosè, è un pane che non ti sazia per un solo giorno, come la manna, ma ti dona la vita eterna. Durante il loro cammino nel deserto, i Padri mangiarono la manna e nonostante questo sperimentarono la morte; ora invece – afferma Gesù – c’è la possibilità di sperimentare la vita divina, perché Dio dona al mondo il vero pane, il vero nutrimento e questo pane è Lui stesso. Nelle parole di Gesù si legge un evidente richiamo all’ultima cena: «Prendete, e mangiatene tutti: questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi». E questo pane che il Padre dona per tutti i suoi figli, affinché divengano fratelli, è Gesù stesso. Lui soltanto – “Parola che si è fatta carne” e “Parola che si è fatta pane” – dona all’umanità di risorgere, di non essere più prigioniera della morte.
Gesù fa comprendere ai suoi uditori che Dio vuole parlare al cuore dell’uomo, vuole dimorare nella stanza più intima  della sua creatura prediletta. Si compie grazie a Lui la parola dei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Dio parla nell’intimo dell’uomo: la sua non sarà più una voce esterna, sarà invece la voce dello sposo che parla alla sua sposa. Sarà questa nuova relazione a generare la «fedeltà creata dalla sua azione nel cuore» e dare compimento alle parole di Ezechiele: «Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne».  Afferma a questo riguardo Sant’Agostino:  «Tu, che sei a me più intimo del mio intimo stesso, tu mi ponesti dentro, nel cuore, la tua legge, scrivendovela col tuo Spirito, come col tuo dito. In questo modo io non ho da temerla come un servo, senza avere per essa alcun amore; piuttosto ho da amarla con timore casto, come si addice a un figlio, e insieme ho da temerla con casto amore». Il Messia dalla croce attirerà tutti a sé: «Questa trazione del Padre è l’insegnamento interiore annunciato da tutti i Neviy’ìym (profeti). Questa perfetta comunione è la nuova berith = diatheke (alleanza). Ed il culto in Ruah e Verità. In questo contesto i vv. 51-53 annunciano l’eucaristia» (Flavio Bedodi).
E noi, con le nostre persone sempre e comunque fragili, limitate, come possiamo essere pane che dà vita al mondo? Il film “Il fantastico mondo di Amélie” è ricco di suggerimenti, a questo proposito. Amélie è una piccola e delicata ragazza che vive a Parigi, dove trascorre un'esistenza solitaria ed appartata, senza sussulti. Poi, improvvisamente, quasi per caso, la sua vita cambia. Una sera come tante è a casa davanti alla tv: le tristi immagini della morte di Lady D. la sconvolgono al punto da farle scivolare dalle mani il tappo di una boccetta di profumo, che finisce contro una mattonella del bagno, rivelando così per combinazione un piccolo nascondiglio: da sotto la mattonella, Amélie estrae stupita una scatola di latta. La apre, ed ecco venire alla luce i ricordi ormai sepolti di un inquilino che l’aveva nascosta lì molto tempo prima. Da quel momento in poi, la sua vita diventa una missione: aiutare il prossimo, offrendogli attimi di felicità. Mettendosi al servizio degli altri, Amélie potrà dare e ricevere l'amore che non ha mai conosciuto. Qui comincia la sua favola, che la condurrà a incontrare infine il “grande amore”.  
Amélie si dedica a portare un raggio di sole nella vita di coloro che incontra; diventerà la paladina di tutti i diseredati, deboli, sconfitti e depressi che le gravitano intorno. Come un angelo farà breccia nel mondo di questi emarginati, anche in maniera indiscreta, con l'intento di recare loro una luce di benevolenza e simpatia, trasformando le loro vite grazie ad una innata e travolgente inventiva e punendo leggiadramente chi approfitta delle disgraziate esistenze altrui. Quello di Amélie è senz’altro un mondo “fantastico”, ma da molti punti di vista anche e soprattutto “umano, troppo umano”. Il tocco gentile di Amélie contagia le cose e le situazioni che tocca, le fa diventare “piene di vita”. Non potremmo anche noi lasciarci contagiare a fondo da quello  strano quanto piacevole “virus” chiamato bontà, che traspare così evidentemente in lei? Potremmo scoprirci improvvisamente più gentili e disponibili, più teneri e distesi, pronti a rivalutare l’importanza che i sogni e le cosiddette piccole cose rivestono nella nostra esistenza, giungendo ad affrontare con maggiore ottimismo e serenità la “dura” realtà quotidiana. No, non è uno scherzo: è soltanto l’irresistibile “effetto-Amélie”. Perché – lei ce lo insegna –  non è mai tardi per ritrovare fiducia nella vita.
DON UMBERTO COCCONI

lunedì 6 agosto 2012

Via Solferino, ore 20,00. Un albero si abbatte su due auto. Danneggiato un condominio





(Foto di Marco Maletti)
(Clicca sulla foto per ingrandirla)
(Testo blu in italiano)
Poco meno di un ora fa , causa il vento, un albero  si è abbattuta su due auto in via Solferino danneggiano un lampione, un balcone e il tetto di un condominio del numero civico 30. Sono intervenuti i Vigili del Fuoco. Danni alle auto e al condominio, per fortuna nessun danno alle persone.

(Testo giallo dialetto parmigiano)
Via Solferén, ori 19,50. ‘Na pianta la casca su do machini. Danegè un condomìnni
Poch  meno äd n’ ora fa , cavsa al vént, ‘na pianta  l’é cascäda su do machini in via Solferén  danegiand un lampion, un pogiól e i còpp d’ un condomìnni dal nummor civìch 30. E’ rivè i Pompér. Dan alj avtomòbil e al condomìnni , par fortón’na nison dan al parsón’ni.
Tgnèmmos vìsst

Enrico Maletti


NEL 90° ANNIVERSARIO DELLE BARRICATE A PARMA DEL 1922, IL RACCONTO IN DIALETTO PARMIGIANO DELLE 5 GIORNATE D'AGOSTO



"Il baricädi a Pärma in-t-l'agòsst dal 1922".
Testo in dialetto Parmigiano scritto da Enrico Maletti


(TESTO SOLO IN DIALETTO PARMIGIANO)
I n'àn miga scravoltè la storia e gnànca al mond chi sìnch gioron li. Il baricädi a Pärna j én städi 'na spece äd prologh par còll ch’a sarìss sucés vint ani dopa, in-t al 1943, par man äd ‘na nóva generasjón.
Al primm at important äd la rezistensa l'é stè scritt, second pareccia génta, con al sangov, in-t i nostor borogh äd Pärma.Borogh trasformè in trincei e la “Parma come un nuovo Piave, che mormorava”, (non contro lo straniero), mo con coj ch' vräva fär il próvi par "la marcia su Roma". I gh’ l’àn caväda con còlla su Ròmma, mo còlla su Pärma no. In chi gioron li a s’ s’éra miss insèmma n’ unitè antifasista con; comunista, socialista e catolich, insèmma in nomm di valor d' un pòpol che, cme dzäva Giacomo Feräri, l'à sémpor lotè contra il tirannij, l' à dè di fiój generoz al Risorgimént, e sentonär äd condanè al galeri di trìsst regìmm.

La sméla dil sinch giornädi la s’pìa al 31 äd lujj dal 1922 col siopero legalitäri, nisùnna manifestasión nisón comissi nisón incidént.
Mo però al primm d' agòsst a s’ comincia a muciär un sach äd camizi nigri in citè, ch’ l' avmenta durant la nota e ala matén'na dopa. Il primmi bujj ala matén'na dal du d'agòsst in borogh dal Navilli.
E proprja chi a s’ comincia a vèddros il primmi barichädi fati su con ogni sorta äd materiäl su ordin tasativ dal Comität d'asión indò gh’éra di esponént dilj organizasión proletäri e Guido Picéli.
La citè la vén difesa, e la vén diviza in cuator setor. Naviglio e Saffi in Pärma nóva, Bixio e D'azeglio in-t l’ Oltretorént.Vintidò scuädri d' ot o dez òmmi i difendon al setor ‘d l’Oltretorént; sez scuädri al Navìlli e cuator al Saffi. L'armamént l’éra fat äd fuzil modél 1891, moschètt, pistoli d'ordinansa, rivoltéli e bombi Sipe.Soltant la metè ‘d j ommi la gh’à un fuzil o un moschètt. Insìmma ai còpp intant gh’é chi s’prepära a vudär acua bojénta sul camizi nigri che intant j’ én rivädi in dezmilla.

A j Ardì dal popol, al corp fondè da Guido Picélli che, durant la rezisténsa, al gnarà ciamè " Il primo reparto Garibaldino", a gh’ aderissa comunìssta, socialìssta, catolich e sindacalìssta rivolusionäri. Al tri d'agòsst ariva Italo Balbo, ch’al mónta al so cuarter generäl in-t l' Hotel Croce Bianca in Pjasa ‘dla Stecäda, e al scrivrà in-t-al so diäri: (La città è rimasta impermeabile al Fascismo.)
La batalja la s' pìa azvén a Borogh dal Navilli, cuäzi strichè su dal camizi nigri. Intant a gh'é un scambi äd fuzilädi insìmma al spondi dal torént.Insìmma ala riva sinistra, in borogh di Cara, a l'altèssa indó gh’é adés la scóla Filippo Corridoni, a vén masè al mecanich, Ulisse Corazza, consjér comunäl dal partì popolär. La matén’na dal cuator d'agòsst, i barichè i s’ difendon da ‘d j ätor asält. A vén dè fógh al Circol di Ferovier, a s’ rinforsa il baricädi e intant socuant Fasìssta i späron dala tòrra äd San Pavol, da Borogh dal Pramzanén e da Via Felice Cavallotti.
La sede dal Giornäl il Piccolo la vén devastäda, insèmma a còlla dal Partì Popolär e còlla äd l'Union dal lavor. L'órdin scritt consgnè a ‘na stafètta ch’la vén da Borogh dal Navilli, l' é còll äd "Resistor a còsst äd morir sul post", intant sòtta il fuzilädi a mora Gino Gazzola, poch pu che un putén, e Carluccio Mora. In-t al dop mezdì a s’ riva a n'acordi par Borogh dal Navilli, i soldè i vénon dentor in-t-al cuarter e intant a sé zlontana il camizi nigri.
La stésa operasión in-t l'oltretorent, a l’ospedäl äd via d'Azeglio intant a móra Giuseppe Mussini frì al gioron primma in viäl Mentana, al so nomm in-t-la lista di mort tra i barichè al sé zonta a coj äd MarioTomba e Attilio Zilioli colpì intant ch’al serca äd socòrror un frì. Tra il fili di Fasista i mort i s’ran trentesìncov.
Al sincov d'agòsst sedi äd partì e ufissi di profesionìssta simpatizant p’r j insort i venon devastè dal Camizi Nigri.
Värs il vunz ori Italo Balbo al pasa dal pont Verdi e al va finna ala Ceza dil Grasij, in via di Farnéz, mo po al s’ ritira davanti al fógh ‘d ‘na mitraja da l'asält ala cambra dal lavor in via Rodolfo Tanzi. A gh’ prova po n'ätor grupp ch’al vén respint dai soldè. Al Vèsscov Monsgnor  Guido Maria Conforti, al dmanda ‘na tregua äd pacificasjón e dopa 'na longa tratativa al cmand di Fasista l'ordina la zmobilitasión.Värs sira i Fasista, zlontané da la citè, i se sfogon a scargär ilj ärmi contra la pensilina äd la stasjón.

Toch dopa Toch, i mobil, i car e il scrani sarvidi par fär su il trincei i van indrè a fär al so solit lavor.
Il barichädi i vènon smantelädi dal strädi, mo miga dala memoria di pramzàn.
(ENRICO MALETTI)

venerdì 3 agosto 2012

Dalla Compagnia "I Burattini dei Ferrari", riceviamo e pubblichiamo.

(Foto di Enrico Maletti)
La Compagnia I Burattini deiFerrari
è lieta di invitarVi 
alla Pergola della Corale Verdi Vicolo Asdente 1 - Parma

Venerdi 10 agosto 2012 ore 21.00


" IL CASTELLO DEGLI SPAVENTI”
spettacolo in 2 atti – musiche di Gioacchino Rossini
Vi attendiamo
Daniela & Giordano Ferrari

giovedì 2 agosto 2012

PER I SUOI 10 ANNI BRICIOLA, IL CANE DI "PARMAINDIALETTO", SCRIVE UNA LETTERA A CHI ABBANDONA GLI ANIMALI.


(Testo blu in italiano)
Ciao a tutti i parmigiani.
Sono Briciola di parmaindialetto. Sono un meticcio maschio nato in maggio del 2002, (così mi ha detto il veterinario). Tre mesi dopo la mia nascita, precisamente il 2 agosto del 2002 sono stato abbandonato in un cartone davanti ad un capannone industriale a Parma.  Alle 8 della mattina del 2 agosto è arrivato davanti all’immobile il signor Maletti Enrico, e nell’aprire il portone ha notato  un cartone che si muoveva, aperto il cartone si è meravigliato di avere trovato me che in quel periodo ero poco più grande di un rotolo di lana.
Da quel momento sono stato adottato da Cristina, Enrico, Marco e Pietro Maletti,  e da 10 anni vivo con questa famiglia e ne sono diventato il cocco, addirittura Enrico non vuole essere chiamato padrone ma amico.  La mia famiglia, gestisce un blog in italiano e dialetto parmigiano dal nome http://parmaindialetto.blogspot.com/.  Mentre Cristina ed Enrivo lavorano sul blog, io sono vicino a loro e gli faccio compagnia.  Io il dialetto non lo so abbaiare ma lo capisco molto bene perché  Enrico mi parla tante volte in dialetto parmigiano e mi chiama “al mé picén”, che vuole dire il mio piccolo, oppure quando abbaio troppo mi dice “dagh un taj”, che in italiano vuole dire smettila. Per il giorno del mio decimo compleanno, Cristina e Enrico mi hanno voluto fare una sorpresa, mi hanno portato a fare un giro sul passo dello Stelvio e davanti al monumento della “Cima Coppi”, mi hanno fotografato sul podio come se fossi arrivato primo in bicicletta, un vero campione.

So di essere un cane molto fortunato per 10 anni della mia vita ho avuto delle persone che mi hanno voluto tanto bene e io da bravo cagnolino ho ricambiato il loro bene con tanto affetto e rispetto che ho per loro. Vorrei che questo mio scritto  lo leggessero quelle persone che abbandonano i miei amici a quattro zampe,  come è successo a me 10 anni fa, e  capissero che un gesto come quello dell’abbandono di un animale, per noi è come toglierci la vita.  

(Testo giallo dialetto parmigiano)
Ciao a tutt  i pramzàn.
A son  Briciola äd parmaindialetto. A son un bastardén  mas’c  nasù in magg dal 2002, (acsì m’ à ditt al veterinäri). Tri méz dòpa  la mè nasita, precizamént  al 2 agòsst dal 2002 son stè bandonè  in-t-un carton davanti a un capanon  industriäl  a Pärma.  A 8 ór ädla matén’na dal  2 d’agòsst  è rivè davanti al capanon  al sgnor Maletti Enrico, e in-t-al révor  al porton  l’à vìsst  un carton ch’al s’ moväva, avärt al carton  al s’é maraviljè  d’ avér catè mi che in còll period a s’ éra poch pu grand d’ un rotol äd lana.
Da còll momént  a son  stè adotè  da Cristina, Enrico, Marco e Pietro Maletti,  e da 10 ani a stgh  con cla famìja  chì e  son dvintè  al cocco, adritura Enrico al n’é  vól mìga  esor ciamè padron,  mo amìgh.  La mè famìja, la gh’à  un blog internet  in italjàn e djalètt pramzàn  dal nomm http://parmaindialetto.blogspot.com/.  Intant che  Cristina e Enrico i lavoron  sul blog, mi a stàgh  azvén  a lor e a gh’ fagh compagnia.  Mi al djalètt  n’ al  so mìga bajär mo  al capìss bén bombén  parché  Enrico al mé pärla tanti volti in djalètt pramzàn  e al m’è  ciama “al mé picén”, ch’a vó dir “il mio piccolo”, opur  cuand a tach a bajär  trop al m’è diz  “dagh un taj”, che in italjàn vól dir “smettila”. P’r al gioron dal mè décim complean, Cristina e Enrico i m’àn volsù  fär ‘na sorpréza, i m’ àn’   portè a fär un gir al pas dal Stelvio e davanti al monumént  ädla “Cima Coppi”, i m’ àn’ fotografè sul podio cme sa fuss rivè prìmm in biciclètta, un vér campjón.
Mi sò d’ ésor un can fortunè bombén,  par 10 ani  ädla mè vìtta j ò avù dill parsón’ni  chi  m’àn  volsù tant bén  e mi  da bräv cagnolén  j ò ricambjè  al lor bén con tant afét e rispét ch’ j ò par lor. A  Vrìss  che còll che mi j ò scrìtt  al fuss lét da ch’il parsón’ni  chi  bandónon  i mè  amìgh a cuator sanfi , cmé è suces a mi 10 ani fa e chi capìsson che un gést cme coll äd bandonär   ‘na bésta , par nojätor  l’é cme färos  morir.  
(Tgnèmmos vìsst)
Enrico Maletti

(Nelle Foto: 1) Briciola sul passo dello Stelvio davanti al monumento della Cima Coppi, 2) Briciola davanti ua n piatto di anolini, 3) Briciola nel prato, 4) Briciola in partenza per le ferie nella valigia, 5) Briciola con Cristina)

Auguri a "4 STELLE" di Achille Mezzadri padre di www.pramzanblog.com per il compleanno di "parmaindialetto".






BUON CONPLEANNO A www.parmaindialetto.blogspot.com IL PRIMO SITO IN DIALETTO PARMIGIANO. NATO IL 31 LUGLIO 2004 COMPIE 8 ANNI. 8 ANNI DI INFORMAZIONI SUL WEB IN (DJALÈTT PRAMZÀN) . GRAZIE PER IL REGALO A "4 STELLE" CHE L’AMICO ACHILLE MEZZADRI PADRE DI www.pramzanblog.com HA FATTO ALLO STAFF DI “PARMAINDIALETTO” METTENDO LE LORO FOTO SUL LOGO FRA LE STELLE.
Tgnèmmos vìsst