"Al Condominni" poesia brillante in dialetto parmigiano di Bruno Pedraneschi,letta da Enrico Maletti

Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


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“Parmaindialetto” è nato il 31 luglio del 2004. Quest’anno compie 16 anni

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domenica 19 gennaio 2014

Il Vangelo della domenica. Commento di don Umberto Cocconi.




Pubblicato da Don Umberto Cocconi  domenica 19 gennaio 2013  alle ore  7,22

L’indomani Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio» (Vangelo secondo Giovanni). L’evangelista, quasi in presa diretta, ci racconta cosa avvenne quando Giovanni (il Battista) vide Gesù andare “verso di lui”. Con l’uso del participio presente, l’autore del quarto evangelo ci vuole comunicare che Gesù è “il veniente”, colui che ti viene incontro, che ti guarda, che “punta” su di te. Siamo pertanto dentro un’azione avvenuta in quel preciso istante, ma che continua ad accadere sempre, anche oggi, proprio in questo momento. Giovanni è fermo e vede con sorpresa che Gesù lo sta guardando e sta dirigendosi verso di lui. Immaginiamoci la gioia, la sorpresa, il timore, l’emozione che sta provando. E mentre “colui che era prima di lui” sta giungendo, Giovanni tende il braccio e con l’indice della mano lo indica ai presenti: “Eccolo!”. In questo modo lo identifica, affinché tutti possano posare sul Veniente il loro sguardo. L’iconografia classica descriverà Giovanni il Battista come l’uomo che con il gesto della mano tesa e l’indice puntato indica una presenza. Concentriamoci sulla forza espressiva di quel gesto. Umberto Galimberti osserva acutamente che i gesti del corpo non sono, di per sé, la semplice reazione nervosa ad un’azione di stimolo, ma la risposta del corpo a un mondo che lo impegna.  
In ogni gesto c’è dunque la mia relazione con il mondo, il mio modo di vederlo, di sentirlo, la mia eredità, la mia educazione, la mia costituzione psicologica. Nel gesto c’è quindi tutta la mia biografia, la qualità del mio rapporto con il mondo, il mio modo di offrirmi e di rapportarmi ad esso. «Per questo i nostri gesti raccontano la nostra vita, dicono se è una festa dionisiacao se è la tragedia della ripetizione, se il suo ritmo è la danza o il gesto economico e calcolatore che differisce per conservare e conserva per paura di perdere». Il gesto del Battista è un gesto non autoreferenziale, ma di grazia. Gli sguardi dei presenti non devono essere più rivolti al testimone, ma devono rivolgersi verso colui che è chiamato “l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”. Parlando di Gesù, Giovanni lo presenta con l’immagine dell’agnello di Dio, chiara allusione all’agnello sacrificale della Pasqua. Il Veniente è l’amore di Dio, la tenerezza di Dio, la giustizia di Dio che toglie, proprio perché lo porta su di sé, il “peccato” del mondo. Ma che cos’è dunque il peccato del mondo? Perché non si usa il termine al plurale, “peccati”, ma al singolare, “peccato”? Non sono forse tanti i peccati del mondo? Qual è allora “il” peccato del mondo? Santa Maria Maddalena de’ Pazzi diceva: «Amore, Amore! O Amore, che non sei né amato né conosciuto!…. O anime create d’amore e per amore, perché non amate l’Amore? E chi è l’Amore se non Dio, e Dio è l’amore?». Il peccato del mondo è essere prigionieri del proprio mondo, del proprio “ego”, delle proprie ragioni e delle proprie passioni, è il non essere aperti all’altro, è chiudersi per ripiegarsi su se stessi: è diffidare sistematicamente dell’altro e amare solo il proprio io. Portando su di sé il male del mondo, facendolo suo, senza però appartenergli, Gesù lo sconfigge. Gesù ha insegnato a portare il male, non a restituirlo. Pertanto, se incontri uno che ti schiaffeggia, che fai? Se lo schiaffeggi, allora sei come lui e il male si moltiplica 
Offrigli invece “l'altra guancia”, per non entrare nella dinamica dell'imitazione e scegliere così l’atteggiamento opposto, quello di non percuoterlo a tua volta. Incontri uno che ti odia? Investilo d'amore. Incontri uno che fa il male? Esercita misericordia nei suoi confronti. Come si può sconfiggere il male? Di certo non con un altro male, neppure con le cosiddette armi della giustizia. Gesù ha vinto il male con il bene. Proprio nella notte in cui veniva tradito, Gesù ha saputo donare tutto se stesso, amando ancora di più di quanto avesse mai fatto prima. Il Veniente è colui sul quale Giovanni ha “contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui”. Il Battista ha contemplato, ossia ha osservato a lungo, con profondo coinvolgimento, quasi rapito dalla visione e ha provato meraviglia, perché non solo ha visto lo Spirito “discendere” su Gesù”, ma lo ha visto “rimanere”, come in un lungo indugio amoroso, su di lui. A quel punto, Giovanni esclama: io vi ho immersi nelle acque del Giordano, Lui vi immergerà nel vento dello Spirito, dell’amorosa libertà di Dio. Che cosa ci accadrà se saremo immersi nel vento dello Spirito? Quando qualcuno s'innamora, c'è immancabilmente chi commenta: «Quello ha perso la testa». Un'altra frase che spesso viene scambiata tra innamorati è: «Ti amo da impazzire...». Niente di strano! Le due espressioni traducono una caratteristica del tutto naturale dell'amore. Non si può amare, se non perdendo la testa. E non ci può essere che un amore “da pazzi”: l'amore è parente stretto della follia. Per amare veramente occorre uscire fuori di sé, rinunciare ad amministrare giudiziosamente la propria vita, smetterla di fare calcoli prudenti, seguire una logica che non è quella del senso comune.  “Il capitale umano” di Paolo Virzì, ci racconta in tutte le sue pieghe che cosa sia davvero il “peccato del mondo”. Il film comincia con la ripresa della sala di un ristorante alla fine di un banchetto di beneficenza; il periodo è sicuramente quello natalizio.  
Un cameriere, al termine del suo lavoro, torna a casa in bicicletta e viene investito da un SUV, che non si ferma però a soccorrerlo. Quindi il “nastro” della narrazione viene riavvolto, per raccontare una vicenda che si snoda lungo un arco di circa sei mesi prima dell’incidente, da tre punti di vista personali diversi: quello di Dino, un immobiliarista, con le sue velleità di ascesa sociale, quello di Carla, donna ricchissima, ma infelice e quello di Serena, una giovane che ha il desiderio di vivere un amore vero, ma è oppressa dalle ambizioni del padre. Tutte le storie hanno un punto di convergenza nell’incidente subito dal ciclista, vera chiave di volta del racconto. Attraverso le vicende dei vari personaggi, si disegna un'Italietta squallida, riassunta in una “Brianza” ipocrita e ricca, popolata da squali della finanza, padri infantili e cialtroni, signore ricche e annoiate, giovani rampolli aristocratici, uomini d’affari spericolati, che arrivano a scommettere sul fallimento del paese. I figli, con i loro comportamenti, sono purtroppo il risultato finale di questa situazione: fragili, bugiardi, superficiali, pagheranno a caro prezzo la triste eredità dei loro genitori. Nel codice a barre, che è il logo del film, dove si trova inscritto il titolo, c’è in sintesi tutto. Il “capitale umano” rappresenta l'espressione burocratica, con cui le assicurazioni calcolano, in base a parametri di vario genere, il “giusto” prezzo di una vita, ma questo aggettivo, questa blanda concessione all'umanità non ha niente a che fare coi sentimenti e il valore delle persone: è un altro capitale, se mai, a guidare la danza, in un immenso valzer speculativo. Ecco in che cosa consiste il peccato del mondo: divenire cinici, a tal punto che per difendere i propri interessi, le proprie ragioni e per non perdere ciò che si possiede ci si trasforma in mostri infelici.
(DON UMBERTO COCCONI)


 
 

sabato 18 gennaio 2014

20° Edizione del Premio Sant' Ilario di PARMA NOSTRA, assegnato a Anzio Storci. UNA LUNGA STORIA FATTA DI PASTA


(FOTO DI ENRICO MALETTI)
CLICCA SULLE FOTO PER INGRANDIRLE)

 
(Testo blu in italiano)
Quest’anno la  20° edizione del Premio Sant Ilario di Parma Nostra è stata assegnata ad un imprenditore parmigiano nato dal nulla. Il presidente di Parma Nostra Renzo Oddi ha consegnato la targa ad Anzio Storci: UNA LUNGA STORIA FATTA DI PASTA.
Anzio Storci comincia a lavorare in Barilla come garzone nel 1949, diventa progettista e in fine responsabile tecnico di quello che dal 1970 diventerà  il più grande pastificio del mondo.  La sua esperienza lavorativa continua con  la realizzazione di PNELMEC e PARMASEI. Successivamente con i figli Michele e Simone, viene fondata la Storci  S.p.A. 
La sua azienda a Lemignano  di Collecchio, grazie ai suoi impianti e macchinari si produce ogni giorno buona parte di questo straordinario alimento distribuito e consumato in tutto il mondo. 60 anni di storia e 300 milioni di pasta al giorno.
(Testo giallo dialetto parmigiano)
20˄ Edisjón dal Prémi Sant. Iläri  äd PARMA NOSTRA, asegnè a Anzio Storci. UNA LUNGA STORIA FATTA DI PASTA

St’ an’ la  20° edisjón dal Prémi  Sant Iläri  äd Pärma Nostra l’é städa asegnäda a n’ imprenditor pramzàn nasù da njént. Al presidént  äd Pärma Nostra Renzo Oddi  l’à consgnè  la tärga a Anzio Storci: UNA LUNGA STORIA FATTA DI PASTA.
Anzio Storci l’à comincè a lavorär  in Barilla cme garzón  in-t-al  1949, pò l’é dvintè progetìssta e dopa responsabil técnich  äd còll che dal 1970 al dventarà  al pù grand pastifìssi dal mond.  La so  esperjénsa lavorativa la  continva con  la realizasjón  äd  PNELMEC e PARMASEI. Sucesivamént  con i fjój Michele e Simone, a vén fondè  la Storci  S.p.A.  In-t-la so azjénda a Lemignàn  äd Colècc’, gràsja  ai so impiant e macchinäri,  a s’ fabrica tutt i gióron bón’na  pärta äd còll straordinäri alimént chì, distribuì  e consumè  in tutt al mond. 60 ani äd stòrja e 300 mijón  äd pasta al gióron.
Tgnèmmos vìsst

En.Ma.
(Nelle foto: alcuni momenti della premiazione)
 

venerdì 17 gennaio 2014

INVITO A "IL BELLO E LO SPORT", SABATO 25 GENNAIO 2014 ORE 10,00, organizzata da Special Olympics Italia (Palazzo Soragna) via ponte Caprazucca 6/b. PR

 
(CLICCA SULLA LOCANDINA PER INGRANDIRLA) 
 
 
 
Con la presente siamo ad invitarvi alla Convention " Il Bello dello Sport" organizzata da Special Olympics Italia che si terrà sabato 25 gennaio 2014 alle ore 10,00 presso la Sala Conferenza Unione Parmense Industriali (Palazzo Soragna), via al Ponte Caprazucca 6/B a Parma. Concluderà la conferenza Roberto Ghiretti, in qualità di Coordinatore Emilia Romagna Special Olympics



giovedì 16 gennaio 2014

PUBBLICAZIONE N° 34: "PROVERBI METEOROLOGIA AGRICOLTURA" IN DIALETTO E ITALIANO: Parmaindialetto pubblica giornalmente 3 proverbi in dialetto e in italiano

 

Pubblicazione n° 34
 
Meterrologia e lavor di camp

Meteorologia e agricoltura



Srén ‘d nota, al magna al lòvv.
Sereno di notte, se lo mangia il lupo.


Cuand l’acua la fa i cioldón, rìdda al famì, e crìda al padrón.
Quando l’acqua fa gli spruzzi, ride il famiglio (perché si sposa) e piange il padrone.

 
Al vént cmé al cata al lasa.
Il vento, come trova, lascia. (Cioè non porta il sereno o la pioggia)
 
Dala prosima pubblicasjón a gh’ arèmma i provèrbi sui mestér e ‘l profesjón
Dalla prossima pubblicazione avremo i proverbi sui mestieri e le professioni

Tgnèmmos vìsst
 

mercoledì 15 gennaio 2014

LUNEDI 20 GENNAIO ESCE IL "LUNÄRI DOMILLACUATÒRDOZ" DI IO PARLO PARMIGIANO.

 
 
(Testo blu in italiano)
I ragazzi di “IO PARLO PARMIGIANO”  fortunata pagina di Facebook con oltre 30.000 amici, un numero di contatti  da fare invidia a qualsiasi testata giornalistica, il 20 gennaio 2014 usciranno con la prima edizione del “LUNÄRI DOMILLACUATÒRDOZ”. Il lunario sarà composto di immagini divertenti e ironiche con la simpatica didascalia in dialetto parmigiano. Parte dei proventi della vendita andrà alle associazioni  “Avalon” e “Riders”. Il lunario sarà possibile acquistarlo al bar “Surfer’s Den” di via D’ Azeglio al prezzo di 10 euro.

(Testo giallo dialetto parmigiano)
LUNEDÌ 20 ZNÄR VÉN FÓRA AL "LUNÄRI DOMILLACUATÒRDOZ" ÄD “IO PARLO PARMIGIANO”.
I ragàs äd “IO PARLO PARMIGIANO”  fortunäda pagina di Facebook con óltra 30.000 amìgh, un nùmmor  äd contat  da fär invìdia a cualsiasi testäda giornalìsstica, al 20 äd znär 2014 i gniràn  fora con la prìmma edisjón  dal “LUNÄRI DOMILLACUATÒRDOZ”. Al lunäri al srà compost  d’ imàgin diverténti e irònichi con la simpatica scrìtta in djalètt  pramzàn. Pärta di provént  ädla vendita l’ andrà alj asociasjóni  “Avalon” e “Riders”. Al lunäri a  srà posìbbil comprärol al bar “Surfer’s Den” äd via D’ Azeglio al prési  äd 10 evro.
(Tgnèmmos vìsst)
En. Ma.


martedì 14 gennaio 2014

Prima “Aperitombola” in dialetto parmigiano organizzata dal Rotary Club Parma Farnese. Il ricavato per l’acquisto di un defibrillatore da donare alla Polizia Stradale.


(FOTO DI PIETRO MALETTI)
(CLICCA SULLE FOTO PER INGRANDIRLE)

 
(Testo blu in italiano)
E’ stata scelta la serata di Sant. Ilario per organizzare la prima “Aperitombola” ideata dal Rotary Club Parma  Farnese nei locali della Corale Verdi messi a disposizione dal presidente Andrea Rinaldi , con un super aperitivo preparato dallo staff del ristoratore Sante Ferro.
Il  Rotary Club Parma Farnese dopo avere chiuso l’attività del 2013 con un service a favore dei giovani studenti  con l’acquisto di strumenti musicali, ha aperto il 2014 con una simpatica e curiosa iniziativa. Una tombola con molti premi, a scopo benefico  per l’acquisto di un defibrillatore da donare alla Polizia Stradale. Davanti ad un centinaio di persone Enrico Maletti e la moglie Cristina hanno estratto i numeri della tombola pronunciandoli in italiano e puro dialetto parmigiano, corredandoli, ad ogni numero, con la motivazione della “smorfia” spiegandone il significato. Soddisfazione da parte della presidente  Susy Malcisi, che ha aperto la serata ringraziando i partecipanti per la sensibilità dimostrata a questo simpatico evento dialettale.


(Testo giallo dialetto parmigiano)
Prìmma “Aperitombola” in djalètt pramzàn organizäda dal Rotary Club Pärma Farnéz. Al ricavè par comprär  un defibrilator par la Polisja Stradäla.

È  stè  sarnì  la sìra äd Sant. Iläri p’r organizär la prìmma “Aperitombola” ideäda  dal Rotary Club Pärma  Farnéz  in-t-i locäl ädla  Coräla Verdi  mìss a dispozisión dal presidént  Andrea Rinäldi , con un super aperitìv preparè dal staff dal ristoratór Sante Ferro.
Al  Rotary Club Pärma Farnéz  dòpa avér fnì  l’ativitè dal 2013 con un service a favór  di giòvvon  studént  con l’acuìsst  ädj strumént muzicäl, l’à avèrt al 2014 con ‘na simpatica e curióza inisiativa. ’Na tombola con parècc’ prémi, a scòp  benéfich  par comprär  un defibrilator da  donär  ala Polisja  Stradäla. Davanti a un sentonär  äd parsón’ni  Enrico Maletti e la mojéra  Cristina j àn estrat i nùmmor  ädla tombola pronunciànd  in italiano e in pur djalètt  pramzàn,  con a ogni nùmmor  la motivasjón  ädla “smorfia” e spiegànd  al significät. Sodisfasjón da pärte  ädla presidentèssa   Susy Malcisi, ch’ l’à  avèrt  la seräda ringraziànd  i partecipànt  par la sensibilitè  dimosträda a còll simpàtich evént djaletäl chì.
(Tgnèmmos vìsst)
En. Ma.

(NELLE FOTO: ALCUNI MOMENTI DELLA PRIMA "APERITOMBOLA")