"Al Condominni" poesia brillante in dialetto parmigiano di Bruno Pedraneschi,letta da Enrico Maletti

Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


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“Parmaindialetto” è nato il 31 luglio del 2004. Quest’anno compie 16 anni

“Parmaindialetto” l’é nasù al 31 lùjj dal 2004. St’an’ al compìssa 16 an’

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L’ UNICA SEDE DI “Parmaindialetto” SI TROVA A PARMA ED E' STATO IDEATO DALLA FAMIGLIA MALETTI DI “PÄRMA”.







sabato 13 luglio 2013

Il Vangelo della dominica. "L'esempio sempre attuale del samaritano". Commento di don Umberto Cocconi.



Pubblicato da Don Umberto Cocconi   il giorno sabato 13 luglio 2013 alle ore  20,45

«E chi è il mio prossimo?» Gesù rispose: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, e s'imbatté nei briganti che lo spogliarono, lo ferirono e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa strada; e lo vide, ma passò oltre dal lato opposto. Così pure un Levita, giunto in quel luogo, lo vide, ma passò oltre dal lato opposto. Ma un samaritano che era in viaggio, passandogli accanto, lo vide e ne ebbe pietà; avvicinatosi, fasciò le sue piaghe, versandovi sopra olio e vino; poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo condusse a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno dopo, presi due denari, li diede all'oste e gli disse: "Prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, te lo rimborserò al mio ritorno". Quale di questi tre ti pare essere stato il prossimo di colui che s'imbatté nei ladroni?» Quegli rispose: «Colui che gli usò misericordia». Gesù gli disse: «Va', e fa' anche tu la stessa cosa».
 
Chi è il mio prossimo? Colui che mi è accanto, che incrocio sulla strada della mia vita? Potrebbe essere questa la risposta? Una lettura più attenta della parabola ci farà scoprire che dobbiamo cambiare radicalmente punto di vista e riformulare questa domanda, secondo il cuore di Dio. Che siano i suoi gesti oppure le sue parole, Gesù riesce sempre a sorprenderci, a spiazzarci. Nella vicenda del Samaritano, siamo subito posti davanti a questa ruvida realtà: non sono gli uomini del culto, coloro che dicono sempre “Signore Signore”, a dimostrare misericordia, anzi! Proprio colui che era ritenuto da tutti uno straniero, un eretico, addirittura un senza Dio, è capace di atteggiamenti di misericordia, di cui i “servitori dell’Altissimo” si rivelano incapaci. Proprio il più lontano sa farsi più vicino al sofferente. Gli uomini religiosi vedono e passano oltre; uno straniero, invece, vede e ha compassione del malcapitato. C’è chi vede, ma passa oltre e c’è invece chi vede, si avvicina e si intromette in ciò che è accaduto come se lo riguardasse da vicino. Il samaritano compie cinque gesti “divini”: si fa vicino al sofferente, gli fascia le ferite, se ne fa carico, si prende cura di lui e lo porta nella casa che “tutti accoglie”.
 
E come se non bastasse, mette a disposizione il suo patrimonio. Questi semplici, ma concreti gesti compiuti dal samaritano, scaturiscono dalla sua compassione per quest’uomo ferito e lasciato solo in mezzo alla strada. Per lui è pur sempre un uomo, di fronte al quale non si può passare oltre: ne andrebbe dell’umanità di entrambi! E allora, perché il sacerdote e il levita non si sono fermati, sono passati oltre? Quali saranno mai stati i motivi che avranno spinto questi uomini religiosi a non prendersi cura del povero disgraziato? Certo, avranno avuto paura di contaminarsi, toccando il corpo di quel moribondo? Avrebbero perduto la loro purezza rituale? Oppure avevano cose più importanti da fare? Quest’uomo, incappato nelle mani dei briganti, era stato percosso a sangue e lasciato mezzo morto sul ciglio della strada. Possibile che il sacerdote e il levita non avessero colto la gravità della situazione? Eppure questi non si fermano, ma cambiano addirittura lato della strada e proseguono il loro cammino. Non hanno provato proprio niente per lui? Il loro cuore si rivela un cuore di pietra: forse sono i cultori di divinità che «hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano; dalla gola non emettono suoni. Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida» (Salmo 115).
 
E invece … Sorpresa! Colui dal quale non ti aspetteresti niente, che ai tuoi occhi è solo ignobile, il diverso, il reietto, è invece colui che si avvicina al malcapitato. Non era tenuto a farlo: poteva nascondersi dietro a mille giustificazioni. Ma è stato più forte di lui: non poteva passare oltre, si è commosso profondamente. Per questo agisce e considera lo sconosciuto come parte del suo mondo di affetti e lo tratta come un membro della sua famiglia. L’evangelista annota che il samaritano era in viaggio: di certo con un impegno importante da assolvere, forse era anche atteso da qualcuno. Eppure si attarda, si ferma e “perde” il suo prezioso tempo per chi non conta niente. Lo sciagurato senza nome, ridotto in fin di vita, diviene caro ai suoi occhi. Il Samaritano (che indubbiamente ha i lineamenti e il cuore di Gesù) si sente chiamato, interpellato in prima persona: per questo risponde senza “se” e senza “ma”, e si attiva per assicurare le migliori cure all’uomo sfigurato dalla violenza e minacciato dalla morte, e lo porta in salvo in una particolare “locanda”.
 
Non sempre la traduzione del vangelo dal greco all’italiano è calzante: la parola albergo o locanda non esprime in tutta la sua valenza ciò che significa la parola pandocheion: alla lettera “la casa che accoglie tutti”. C’è un luogo dove ti puoi sentire accolto: la Chiesa, il popolo di Dio, la comunità dei credenti. Questa dovrebbe essere l’immagine della Chiesa: la casa che tutti accoglie, che si fa prossima, vicina a tutti. La sua ragione di essere è data dal prendersi cura di tutti. Questo è il vero culto gradito a Dio. Prendendosi cura dell’uomo ci si “prende cura” di Dio, perché l’uomo è la carne di Cristo. L’albergatore, il pandocheus, è Dio stesso, e i suoi amici dovrebbero essere coloro che a immagine e somiglianza di Lui, accolgono tutti. Nel suo celebre romanzo “I Miserabili”, Victor Hugo scrisse: «Il vescovo si sedette vicino (a Jean Valjean), gli toccò con dolcezza la mano. “Non avevate bisogno di dirmi chi eravate; questa non è la mia casa, è la casa di Gesù Cristo. Questa porta non chiede a colui che entra se ha un nome, ma se ha una sofferenza. Voi soffrite; avete fame e sete, siate il benvenuto. E non ringraziatemi, non ditemi che vi ospito in casa mia. Qui nessuno è in casa propria, tranne chi ha bisogno di un asilo. Lo dico a voi che passate, siete qui padrone più di me stesso. Qui, tutto è vostro. Che bisogno ho di sapere il vostro nome? D’altronde, prima che me lo diceste, ne avevate uno che conoscevo”. L’uomo spalancò gli occhi stupito. “Davvero? Sapevate come mi chiamo?”. “Sì”, rispose il vescovo: “vi chiamate mio fratello”».
 
Nell’ultima sessione del Vaticano II, Paolo VI fece un intervento memorabile in cui evidenziò che «l’umanesimo laico profano alla fine è apparso nella sua terribile statura e ha in un certo senso sfidato il Concilio. La religione del Dio che si è fatto Uomo s’è incontrata con la religione dell’uomo che si è fatto Dio». Poteva esserci uno scontro, un contrasto insanabile, ma ciò non è avvenuto: «L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio», disse Papa Montini, e rivolgendosi «agli umanisti moderni – rinunciatari della trascendenza delle cose supreme» – li invitava a riconoscere «il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo». Se ti fai prossimo all’altro, magari a colui del quale, in genere, neppure ti accorgi (o ti vuoi accorgere), allora sei il pandocheion, sei la casa che tutti accoglie, perciò devono essere le tue mani, le tue braccia, le tue spalle a prenderci cura dell’altro che soffre. Diventi tu stesso la casa che tutti accoglie. Dunque, chi è il mio prossimo? La domanda è mal posta, risponde Gesù! Chiediti piuttosto: a chi ho saputo farmi prossimo, oggi? 
(DON UMBERTO COCCONI)
 

venerdì 12 luglio 2013

Estate con il dialetto. Luglio con le compagnie dialettali di Parma al Parco Bizzozero e agosto alla Corale Verdi.



(Foto di Enrico Maletti)
(Clicca sulle foto per ingrandirle)
(Testo blu in italiano)
Un folto pubblico di pramzàn ha assistito i 2 e il 9 luglio agli spettacoli organizzati dal Comune di Parma delle quattro compagnie dialettali di Parma, Famìja Pramzàna, Nuova Corrente, La Duchèssa e I Guitti di Veneri,  spettacoli  dal  titolo  “Rìddor in-t-al pärch” al parco Bizzozero.
Nella prima serata  si sono esibite con alcune scenette le compagnia “La Famìja Pramzàna”, che purtroppo per l’occasione era abbastanza decimata dovuto all’assenza di alcuni principali attori, e  la Compagnia dialettale “La Duchèssa” che ha messo in scena  alcune divertenti  scenette con una interpretazione da veri pramzàn. 
La seconda serata di martedi 9 luglio è toccata alle compagnie “Nuova Corrente”  e “I Guitti di Veneri” con un pubblico ancora più numeroso della prima sera. Le due compagnie si sono alternate in alcune scenette  e barzellette sceneggiate il tutto in puro djalètt  pramzàn. La rassegna estiva dialettale al Parco Bizzozero “Rìddor in-t-al pärch”, continuerà con gli spettacoli di martedi 16 luglio con le compagnie “I Guitti di Veneri” e “La Famìja Pramzàna”, e si concluderà martedi  23 luglio con le compagnie “La Duchèssa” e “Nuova Corrente”.
Sempre rimanendo nell’ambiente dialettale, le quattro compagnie nei giovedi di agosto metteranno in scena  una rassegna  di commedie dialettali  sempre all’aperto, alla “Pergola” della Corale Verdi in vicolo Asdente.

(Testo giallo dialetto parmigiano)
Istè col  djalètt. Lujj  col  compagnjj djaletäli äd Pärma al Pärch Bizzozero e agòsst ala Coräla Verdi.
Un grand pùbblich äd pramzàn l’éra prezént al 2 e al 9 äd lujj ai spetacol organizè dal Cmon äd Pärma dill cuator compagnjj  djaletäli äd Pärma, Famìja Pramzàna, Nuova Corrente, La Duchèssa e I Guitti di Veneri,  spetacol  dal  tìttol  “Rìddor in-t-al pärch” al pärch Bizzozero.
In-t-la prìmma seräda  i sén ezibì con socuànt senètti  il compagnjj “La Famìja Pramzàna”, che purtrop par l’ocazión l’éra bastansa decimäda par  l’asénsa äd socuànt principäl ator, e  la Compagnia djaletäla “La Duchèssa” ch’ l’ à mìss in séna  socuànt  divarténti  senètti con n’ interpretasjón da vér pramzàn. 
La seconda seräda äd martedi 9 lujj l’é tocäda al compagnjj “Nuova Corrente”  e “I Guitti di Veneri” con un pubblich ancòrra pu numeroz  ädla prìmma sira. Il do compagnjj  i sén alternädi  in socuànt  senètti  e barzlètti senegiädi al tutt in pur djalètt  pramzàn. La rasèggna estiva dlaletäla al Pärch Bizzozero “Rìddor in-t-al pärch”, la contìnnva con i spetacol  äd martedi 16 lujj  con il compagnj  “I Guitti di Veneri” e “La Famìja Pramzàna”, e la fnirà martedi  23 lujj  con il compagnjj  “La Duchèssa” e “Nuova Corrente”.
Sémpor par  restär  in-t-l’ ambiént djaletäl, il cuator compagnjj  in-t-i  giovedi d’ agòsst  i metràn  in séna  ‘na rasèggna  äd comédjj djaletäli  sémpor  a l’avèrt, ala “Pergola” ädla Coräla  Verdi in vicolo Azdént.
(Tgnèmmos vìsst)
En.Ma.
(Nelle foto alcune scenette della seconda serata delle
compagnie "Nuova Corrente" e "I Guitti di Veneri)
 

martedì 9 luglio 2013

Presentato a Sala Baganza “Un parmigiano al Parco dei Pricipi” il romanzo di Alessandro Freschi, ospite d’onore Renzo Salvarani


(Foto di Cristina Cabassa)
(Clicca sulle foto per ingrandirle)
(Testo blu in italiano)
Un parmigiano in cima al mondo. Dopo le presentazione alla Corale Verdi,  e alla libreria Mondadori  di piazzale Balestrieri, Il romanzo di Freschi è stato presentato domenica 7 alla Rocca di Sala Baganza, il paese dove risiede da anni Renzo Salvarani, che con i fratelli Antonio, Emilio, Gianni, Luigi e Mario, negli anni 60/70 creò il gruppo sportivo di ciclismo Salvarani, squadra che in quegli anni vinse di tutto e portò il nome del’industria di mobili di Baganzola in tutto il mondo.


Renzo Salvarani si è meravigliato come il giovane Alessandro Freschi, sia stato capace di raccogliere tante informazioni  visto allora negli anni d’oro della Salvarani non era ancora nato. Renzo Salvarani ha raccontato alcuni passi di questa meravigliosa “Favola” che ha coinvolto anche ciclisti della nostra città, ed ha ricordato che in quegli anni Parma era ritenuta la capitale Italiana del ciclismo. Alla serata ha fatto gli onori di casa Gabriele Carpena assessore allo sport del Comune di Sala Baganza, erano presenti  gli ex ciclisti Luciano Armani, Emilio Casalini e Ercole Gualazzini, oltre a Paolo Gandolfi che ha collaborato con Freschi nella raccolta della documentazione storica, era presente il noto maneger parmigiano Lino Cardarelli che ha voluto fare omaggio ad uno dei momenti più alti dell’economia di Parma.

Ha moderato  l’incontro il giornalista Simone Carpanini. All’inizio della serata, per rompere il ghiaccio, Enrico Maletti ha letto in dialetto parmigiano la poesia “Al Cicloamator” che è stata apprezzata da tutti i presenti.

(Testo giallo dialetto parmigiano)
Prezentè “Un parmigiano al Parco dei Pricipi” al romanz d’ Alessandro Freschi, ospit d’onor  Renzo Salvarani
Un pramzàn insimma al mond.

Dopa il prezentasjón ala Coräl Verdi,  e ala libreria Mondadori  äd pjasäl Balestrieri, al romanz  äd  Freschi l’é stè prezentè domenica 7 ala Roca äd Säla Bagansa, al paéz  indò stà äd ca’  da ani Renzo Salvarani, che con i fradéj Antonio, Emilio, Gianni, Luigi e Mario, in-t-i  ani 60/70 l’à inventè  al grupp sportiv  äd ciclìzom Salvarani, scuädra che in chì ani lì l’à véns  äd tutt  e l’à portè al nom äd l’industria  äd mobil  äd Bagansóla in tutt al mond.

 Renzo Salvarani al s’é  meraviljè  cme al giòvvon Alessandro Freschi,  al sia stè  bón  äd catär su  tanti  informasjón  vìsst che  alora in-t-i  ani d’or  ädla Salvarani  al n’ éra mìga  ancòrra nasù. Renzo Salvarani l’à contè  socuànt  pass  äd  cla  meraviljóza “Fòla” ch’ l’à  coinvolt anca di  coridor  ädla nostra citè,  e l’à arcordè che in chi  ani lì Pärma l’éra dvintäda  la capitäla Italjana dal ciclizom . Ala seräda l’à fat j onor  äd ca’ Gabriele Carpena  asesor  al sport dal Cmón  äd  Säla Bagansa, gh’éra  prezént   j ex  coridor  Luciano Armani, Emilio Casalini e Ercole Gualazzini, oltra  a Paolo Gandolfi  ch’ l’ à colaborè  con Freschi in-t-la racolta ädla documentasjón  storica, l’éra prezént  al nòt maneger pramzàn  Lino Cardarelli ch’ l’à  volsù  fär omagg’  a vón  di moménti pu  ält  äd l’economia  äd Pärma.

À moderè   l’incontor  al giornalìssta Simone Carpanini. A l’inìssi ädla seräda, par rompor  al gias, Enrico Maletti  l’à  lezù  in djalètt  pramzàn  la poezia “Al Cicloamator” ch’ l’ é städa  apresäda da tutt i prezént.
(Tgnèmmos vìsst)
En. Ma.
(Nelle foto: 1) La maglia Rosa della Salvarani indossata da molti campioni, 2) Simone Carpanini, Paolo Gandolfi, Alessandro Freschi, Renzo Salvarani e Ercole Gualazzini, 3/4) Alessandro Freschi, Renzo Salvarani e Ercole Gualazzini, 5/6) Il pubblico presente, 7) Enrico Maletti mentre legge la poesia "Al Cicloamator", 8) ancora il tavolo dei relatori, 9) Renzo Salvarani Paolo Gandolfi e Enrico Malett, 10) Emilio Casalini, Enrico Maletti e Luciano Armani.)

domenica 7 luglio 2013

Buona la prima serata dialettale al parco Bizzozero di “Rìddor in-t-al pärch”. Martedi 9 luglio seconda serata con le compagnie “Nuova Corrente” e “I Guitti di Veneri “.



(Clicca sulle foto per ingrandirle)
(Testo blu in italiano)
Un folto pubblico di pramzàn ha assistito martedi 2 luglio alla prima serata di “Rìddor in-t-al pärch” al parco Bizzozero, dove si sono esibite con alcune scenette le compagnia “La Famìja Pramzàna”,  che purtroppo per la serata era abbastanza decimata dovuto all’assenza di alcuni principali attori, e la Compagnia dialettale “La Duchèssa” che ha interpretato alcune divertenti scenette con una interpretazione da veri pramzàn. Martedi 9 luglio toccherà alle compagnie “Nuova Corrente”  e “I Guitti di Veneri”.

La rassegna estiva “Rìddor in-t-al pärch”, continuerà con le serate di martedi 16 luglio con le compagnie “I Guitti di Veneri” e “La Famìja Pramzàna”, e si concluderà martedi  23 luglio con le compagnie “La Duchèssa” e “Nuova Corrente”. Nei giovedi di agosto è prevista una rassegna  di commedie dialettali delle 4 compagnie alla “Pergola” della Corale Verdi in vicolo Asdente.

 
(Testo giallo dialetto parmigiano)
Bón’na la prìmma seräda djaletäla  al pärch Bizzozero äd “Rìddor in-t-al pärch”. Martedi  9 lujj  seconda seräda con il compagnjj “Nuova Corrente” e “I Guitti di Veneri"
Un grand  pùbblich  äd pramzàn  l’éra prezént   martedi 2 lujj  ala prìmma seräda  äd “Rìddor in-t-al pärch” al pärch  Bizzozero, indò  s’é ezibì con socuànt  senètti   il compagnjj “La Famìja Pramzàna”, che purtrop  par la seräda   decimäda  bombén  par  l’asénsa äd  socuànt principäll ator, e la Compagnia dialetäla “La Duchèssa” ch’ l’ à interpretè  socuànt  divarténti  senètti  con n’ interpretasjón  da vér  pramzàn. Martedi 9 lujj  tocrà al compagnjj  “Nuova Corrente”  e “I Guitti di Veneri”.

La rasèggna estiva “Rìddor in-t-al pärch”, la continuarà con il serädi äd martedi  16 lujj con il compagnjj “I Guitti di Veneri” e “La Famìja Pramzàna”, e la fnìrà   martedi  23 lujj  con il compagnjj “La Duchèssa” e “Nuova Corrente”. In-t-i  giovedi  d’ agòsst  è prevìsst  ‘na sérja  äd comédjj  djaletäli   dìll 4 compagnjj  ala “Pergola” ädla Coräla  Verdi in vìccol Azdent.
(Tgnèmmos vìsst)
En. Ma.
Nelle foto: 1) Il capo-comico della compagnia "La Duchèssa" Pietro Vitali, mattatore della serata al Bizzozero. 2) Maurizio Landi e Claudio Cavazzini della compagnia "La Famìja Pramzàna". 3/4 foto del pubblico presente alla serata.)
 

RICORDIAMO, QUESTA SERA 7 luglio ore 20,45 alla Rocca di Sala Baganza,presentazione del libro di Alessandro Freschi "UN PARMIGIANO AL PARCO DEI PRINCIPI" Il gruppo sportivo SALVARANI in cima al mondo.

 


 
 
(Nelle foto tratte dal libro di Alessandro Freschi: 1) La squadra della Salvarani al completo davanti alla "Torre" dello stabilimento SALVARANI a Baganzola.. Il primo a destra è Renzo Salvarani. 2) La squadra della Salvarani con il C.T. Luciano Pezzi. 3) La copertina del libro di Alessandro Freschi "UN PARMIGIANO AL PARCO DEI PRINCIPI", che verrà presentato questa sera a Sala Baganza.
En. Ma.

Il Vangelo della domenica. "Le vacanze indimenticabili di 72 discepoli di Gesù". Commento di don Umberto Cocconi.

 
 


Pubblicato da Don Umberto Cocconi   il giorno domenica 7 luglio 2013 alle ore  7,18

Gesù designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali. In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio". I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». (Vangelo secondo Luca)

Con la crisi economica che incombe, chissà se ci sarà tempo per un po’ di vacanze! Potremmo però crearci delle vacanze alternative, vivere meglio il nostro tempo, con incontri ed esperienze nuove. Il vangelo di questa domenica ci racconta appunto l’andare dei discepoli di città in città, di villaggio in villaggio, per portare la buona novella. Per i settantadue discepoli inizieranno “vacanze” davvero indimenticabili. E per noi? Che cosa ci costa suonare qualche campanello? Perché non diventare un po’ folli e portare anche noi la speranza, la pace, mediante il nostro esserci, che dimostra prossimità, condivisione e simpatia? Saremo capaci di portare questo invito di pace almeno ai dirimpettai che abitano sul pianerottolo di casa nostra? Perché non lasciarci conquistare da una canzone di Max Gazzè, che spopola in queste settimane: «Apra la sua porta,/ Faccia presto… /Non importa/Cosa crede lei/Ma l’avverto/Che al suo posto/Non ci penserei/Due volte, /Dato l’imminente/Arrivo di Gesù». E’ proprio una “mission impossible” quella che siamo chiamati a compiere. Come prepararci, allora? Come dobbiamo attrezzarci, per essere all’altezza di questo compito? Gesù raccomanda ai suoi discepoli di non portare niente, né borsa, né sacca, né sandali. Si deve andare spogli di tutto, disarmati, in completa povertà. Ti presenti all’altro per ciò che sei, rivelando solo te stesso e quello in cui credi veramente. Sarà la tua vita a parlare, e parlerà di più se sarai spoglio di tutto. Sembra paradossale che venga chiesto di andare di città in città senza neppure indossare i sandali, precisamente a piedi nudi. Perché mai una simile richiesta? Mosè, quando fu chiamato da Dio al roveto ardente, dovette togliersi i sandali, perché il luogo sul quale camminava era una Terra Santa. Egli dovette togliere ogni “sovrastruttura”, interposta tra sé e la terra, che è Santa in quanto oggetto dell’amore di predilezione di Dio.
 
Sei chiamato anche tu ad aderire alla realtà senza pregiudizi, senza frapporre tra te e la strada nulla, se non la semplice nudità del tuo piede, vivendo un contatto “verginale” con le cose. Siamo chiamati così a vivere le relazioni con le persone in piena libertà, senza lasciarci condizionare dal nostro modo di pensare comune alla maggior parte della gente. Non dobbiamo neppure tralasciare la frase di Gesù, che manda i suoi “prodi” come agnelli in mezzo ai lupi. Lo stile del missionario deve essere quello della mitezza, della dolcezza, dell’innocenza: proprio per questo non deve indossare nessuna “armatura” protettiva, se non quella della fede. E’ meglio avere intorno a sé dei tipi che si comportano come lupi o avere a che fare con persone “double-face”, che non ti mostrano il loro vero volto, ma hanno dei progetti nascosti? Non è forse quest’ultima la peggiore delle sventure che possa capitare a una persona, che non mostra realmente ciò che pensa e dice ciò che gli conviene di più? Con il suo mandato, Gesù ti considera capace di affrontare i pericoli, di superare la paura, in qualche modo configurata in un ipotetico lupo. Un grande filosofo (T. Hobbes), quando parlava dell’umanità, la descriveva, citando Plauto, come un insieme di uomini che si comportano da lupi fra di loro: “homo homini lupus”. Il lupo è colui che ti mette in crisi, che ti contrasta, che ti può sbranare. Sarebbero tanti, quindi, i motivi per non andare in mezzo ai lupi … Ma noi, sapremo mai amare le missioni impossibili? Se andassimo davvero in mezzo alla gente e cominciassimo a suonare i campanelli del nostro caseggiato, quante cose potremmo raccontare, dopo un’esperienza trasformante come questa! Forse anche noi racconteremmo di porte che si sono aperte e di porte che sono rimaste chiuse.
 
Parleremmo comunque di incontri, inaspettati, ma coinvolgenti e anche sconvolgenti. «Apri un istante/E ti farò vedere io/Che nasce sempre/Il sole/Dove Cerco Dio,/In tutti i poveretti/Che hanno perso/Il senso immenso/Della vita!» (Max Gazzè). I discepoli quando raccontano a Gesù della loro “vacanza”, dicono che “satana” è stato sconfitto. Satana è colui che accusa, colui che mette in dubbio ai nostri occhi l’amore del Signore, e al tempo stesso nega davanti a noi che Dio sia nostro amico, il nostro difensore. Satana ci vuole divisi, dubbiosi, soli, indifesi, l’un contro l’altro armati: vuole che diventiamo “homines hominibus lupi”, che non crediamo più nell’altro, nella sua bellezza. Dove ci piacerebbe che fosse scritto il nostro nome? L’unica cosa che ci appartiene è il nostro nome: giochiamo tutta la nostra vita nel cercare di realizzarlo, nel compierlo. Nomina sunt consequentia rerum, i nomi sono conseguenti alla natura delle cose, dicevano gli antichi; e ancora nel nome è contenuto il tuo destino, il tuo posto nel mondo: Nomen omen! Quando facciamo nostra la preghiera di Gesù diciamo “Padre nostro che sei nei cieli”. Ora, in questi “cieli” è scritto il tuo nome. In un testo del profeta Isaia si dice che Dio non dimentica il nostro nome, perché il nostro nome è scritto sul palmo delle sue mani perciò sei sempre davanti ai suoi occhi. Colui che è tre volte Santo ti pensa sempre. E tu? Che nomi hai scritto sul palmo della tua mano? Meglio ancora: qualcuno ha scritto il tuo nome sul palmo della sua mano? Allora sì che c’è la pace e satana è davvero sconfitto. Se c’è una cosa che satana non vuole è che l’uomo sappia che Dio ha scritto il tuo nome sul palmo della sua mano e che gli uomini scrivano sulle loro mani i nomi gli uni degli altri. Il nemico di Dio non intende farci rifiutare i dogmi della fede, ma vuole che non ci accorgiamo dell’amore di Dio. Questa è la sua tattica: divide et impera!, ossia dividere gli uomini tra di loro per prenderli con l’inganno e accentuare la loro solitudine. Ma «Dio ha scritto t’amo sulla roccia … sulla roccia, non sulla sabbia come nelle vecchie canzoni …» (Tonino Bello). Il tuo nome è indelebile! Dio non ti dimenticherà mai, ma proprio mai… E tu ti dimenticherai di incontrare i tuoi fratelli e le tue sorelle? Sei disposto a scrivere a caratteri cubitali e indelebili il loro nome nel tuo cielo?
(DON UMBERTO COCCONI)